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18/Mar/2019

La forma tumorale più comune tra le donne è rappresentata dal cancro al seno: proprio per questo motivo lo screening oncologico è di fondamentale importanza per consentire la corretta individuazione delle formazioni maligne, nel tempo più breve possibile e in maniera precoce. Soprattutto le donne che hanno una storia familiare caratterizzata da numerosi casi di tumore al seno dovrebbero riservare una notevole attenzione alla prevenzione. 

Le ecografie mammarie e le mammografie sono i due strumenti che vengono adoperati ai fini di una diagnosi precoce: ma qual è la soluzione migliore tra le due? Prima di rispondere a questa domanda, vale la pena di mettere in evidenza che in tutti e due i casi si parla di metodi di screening affidabili e contraddistinti da un elevato livello di efficacia. Le due soluzioni, tuttavia, hanno caratteristiche e limiti che è opportuno prendere in considerazione, anche per una scelta più oculata.

Che cos’è l’ecografia mammaria

L’ecografia viene effettuata con una sonda che permette di osservare la struttura mammaria attraverso l’emissione di ultrasuoni. Grazie a un esame ecografico di questo tipo, si ha l’opportunità di verificare la componente fibrosa e la componente adiposa del tessuto mammario: così, si riescono a identificare le cisti e i fibroadenomi. A seconda della composizione del tessuto, infatti, gli ultrasuoni sono riflessi in modalità differenti. Di conseguenza, si riesce a capire quali sono le peculiarità di una lesione tissutale, ma anche se un nodulo è liquido oppure solido.

Chi deve sottoporsi all’ecografia mammaria

Le ecografie mammarie sono raccomandate soprattutto per le donne giovani, dal momento che nei loro confronti risultano più informative. Esse consentono di rilevare le lesioni soprattutto in presenza di una ben sviluppata componente ghiandolare o in mammelle dense come quelle delle ragazze o delle donne in giovane età. Viceversa, la mammografia non è così utile in situazioni del genere. 

L’ecografia – lo ricordiamo – può essere eseguita senza problemi anche sulle donne in gravidanza, in quanto non prevede l’emissione di radiazioni, e può essere abbinata – a differenza della mammografia – a una procedura di agoaspirazione, per effetto della quale se ci si imbatte in un nodulo sospetto si può eseguire un prelievo tramite un semplice ago. 

A cosa serve la mammografia?

Quando si parla di mammografie si fa riferimento, molto semplicemente, alle radiografie alla mammella. Il ricorso a questo esame permette di identificare noduli di dimensioni ridotte o comunque minuscole calcificazioni che potrebbero risultare pericolose, così come lesioni di altro genere sospette, tali da far sorgere il dubbio della presenza di una neoplasia. La mammografia è ritenuta nel nostro Paese la metodologia di screening di maggior successo, dal momento che – secondo i numeri che vengono forniti dal Ministero della Salute – ha la capacità di individuare il 90% dei tumori, ancora prima che gli stessi siano riscontrabili al tatto.

Pregi e difetti della mammografia

Se fino a qualche tempo fa il principale ostacolo per l’uso della mammografia era costituito dai pericoli connessi alle radiazioni, oggi tali preoccupazioni sono state quasi del tutto abbandonate, dal momento che gli strumenti radiografici sono molto più affidabili, a causa di dosi di radiazioni modeste, senza che tale aspetto comprometta la sensibilità diagnostica. Questo esame è prezioso in modo particolare per le donne con mammelle in involuzione.

Quando c’è bisogno della mammografia

Allo stato attuale è opinione comune che sia utile iniziare a sottoporsi all’esame mammografico già dai 40 anni in poi, non solo in presenza di noduli che devono essere tenuti sotto controllo, ma anche quando si è consapevoli dell’esistenza di fattori di rischio. Nel caso di una familiarità riconosciuta per il tumore alla mammella, si dovrebbe cominciare dal 35esimo anno di età. E’ peraltro auspicabile nella pratica clinica prevedere l’abbinamento della mammografia con una visita senologica e un’ecografia alla mammella.

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25/Feb/2019

Chi ha bisogno di prenotare una o più ecografie a Roma può essere interessato a scoprire come si svolgono questi esami e se si corre il rischio di avvertire dolore: ecco, dunque, tutto ciò che c’è da sapere in fatto di ecografie.

Che cosa sono le ecografie

Le ecografie sono metodi di diagnosi strumentale ripetibili che non provocano effetti biologici di alcun genere sui tessuti. Note anche con il nome di ecotomografie, permettono di visualizzare:

  • le strutture tendinee,
  • quelle muscolari,
  • quelle sottocutanee,
  • i vasi sanguigni,
  • gli organi,
  • le ghiandole tramite gli ultrasuoni che provengono da sonde ad hoc.

Le ecografie non hanno alcun tipo di controindicazione e, non a caso, possono essere utilizzate per le donne in gravidanza. L’ecografia ostetrica, infatti, permette di effettuare diagnosi prenatale, valutando – ad esempio – la crescita del feto, segnalando il numero di embrioni, favorendo l’identificazione di potenziali malformazioni, permettendo di calcolare la quantità presente di liquido amniotico, e così via.

A cosa servono le ecografie

Le ecografie possono essere impiegate per studiare e verificare le condizioni della maggior parte del corpo umano, escluse le parti interne alla scatola cranica e le strutture ossee. Vi si ricorre con l’obiettivo di rintracciare eventuali alterazioni patologiche a carico di uno o più organi (come per esempio un’atrofia, una deformazione o un ingrossamento), anche a fini preventivi, come avviene nel caso dello screening per il tumore al seno.

Le indagini ecografiche possono riguardare il feto in gravidanza, i vasi sanguigni del collo e degli arti, la tiroide, il cuore e le articolazioni.

La preparazione di un’ecografia

La preparazione di un’ecografia cambia a seconda della parte del corpo che deve essere presa in esame.

Nel caso in cui l’ecografia riguardi le regioni del collo non ci sono accorgimenti particolari da adottare; se, invece, devono essere esaminati fegato, colecisti o comunque organi con sede addominale superiore, è richiesto un digiuno di non meno di tre ore, preceduto da una dieta priva di bevande gassate e povera di frutta, verdura cotta e latticini.

Ancora, quando l’analisi riguarda la prostata, la vescica, l’utero o le ovaie, il paziente è tenuto a bere nell’ora che precede l’ecografia almeno un litro di acqua, che non deve essere urinata, per avere la vescica piena.

Infine, per una ecografia trans-rettale non ci sono limitazioni in relazione alla quantità di acqua o ai farmaci che possono essere assunti, ma è importante provvedere a una pulizia intestinale con clistere la mattina stessa dell’esame.

L’esecuzione di un’ecografia

Per eseguire un’ecografia il paziente deve tenere scoperta la zona del corpo che deve essere analizzata; quindi a seconda dei casi deve rimanere sdraiato su un fianco o in posizione supina su un apposito lettino.

Lo scorrimento della sonda attraverso la quale vengono trasmessi gli ultrasuoni viene agevolato da un gel atossico e trasparente: la sonda viene premuta contro la zona interessata. Nel frattempo, vengono registrate le immagini longitudinali e assiali. Se le sonde sono esterne, non si avverte alcun fastidio e tantomeno si prova dolore; tuttavia nel caso di sonde trans-vaginali o trans-rettali, che sono interne, ci possono essere dei disagi, seppur lievi. Di solito un’ecografia non dura più di venti minuti.

Gli specialisti delle ecografie

Le ecografie devono essere effettuate da un medico chirurgo, meglio se specialista in radiodiagnostica, e comunque con competenze specifiche maturate frequentando corsi universitari o master che lo abbiano formato nella conoscenza della tecnologia impiegata oltre che sulle tecniche di esecuzione degli esami. Il medico ecografista è responsabile dell’esecuzione delle prestazioni, oltre che della refertazione. Chi non è medico non è autorizzato a effettuare un’ecografia, né tantomeno a redigerne il referto.

I risultati delle ecografie

I risultati delle ecografie vengono forniti in tempo reale, dal momento che si tratta di indagini dinamiche in virtù delle quali gli specialisti interpretano le immagini che osservano nel momento stesso in cui gli esami vengono eseguiti. In pratica, tutto quello che viene visualizzato attraverso il monitor può essere decodificato all’istante e tradotto in termini clinici. La sintesi conclusiva viene riportata sul referto, in cui compaiono sia la descrizione delle immagini che la loro interpretazione.

Non è detto che il risultato di un’ecografia includa sempre una risposta esaustiva rispetto al quesito clinico di partenza: in alcuni casi, infatti, possono essere contenute indicazioni che invitino all’esecuzioni di indagini diagnostiche supplementari. Nella maggior parte dei casi i risultati delle ecografie sono forniti in maniera immediata.

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