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La patologia nodulare tiroidea è una delle malattie endocrine più frequenti. Per fortuna, la presenza di noduli può essere identificata fino ai due terzi dei casi attraverso l’ecografia tiroidea ad alta risoluzione, con una frequenza più elevata tra gli anziani e le donne. L’obiettivo clinico è quello di escludere l’esistenza di carcinomi della tiroide.

Vale la pena di sapere, però, quali sono gli accorgimenti che possiamo mettere in atto nella vita di tutti i giorni allo scopo di prevenire le patologie della tiroide, tenendo presente che le nostre abitudini alimentari svolgono un ruolo di primo piano non solo per il mantenimento in salute della ghiandola, ma anche per la prevenzione del gozzo nodulare, che consiste nella crescita del volume della tiroide accompagnata dalla comparsa di noduli.

Come prevenire le patologie della tiroide

Alla base della prevenzione c’è un apporto nutrizionale adeguato di un minerale, lo iodio: si tratta di un microelemento che è presente in piccole quantità nel nostro organismo e che aiuta, appunto, a ridurre le probabilità di avere a che fare con una patologia tiroidea. L’importanza dello iodio va individuata nella sua presenza all’interno degli ormoni tiroidei: proprio per questo motivo esso risulta fondamentale per le varie funzioni che tali ormoni regolano, come il metabolismo e lo sviluppo del sistema nervoso centrale, addirittura da prima della nascita, senza dimenticare la funzione cardiovascolare.

I noduli della tiroide

Grazie alle ecografie alla tiroide è possibile identificare i noduli, vale a dire lesioni che nascono dalle cellule tiroidee e che possono avere dimensioni differenti. Sono vari i meccanismi patogenetici alla base, e nella maggior parte dei casi non c’è bisogno di trattamenti specifici ma unicamente di un monitoraggio regolare, con controlli da eseguire a cadenze prestabilite. Nelle aree cosiddette iodosufficienti – cioè quelle in cui la popolazione assume tramite l’alimentazione una quantità di iodio in linea con le esigenze della funzionalità della tiroide – i noduli interessano meno del 5% della popolazione sana, ma tale percentuale può arrivare fino al 20% nelle aree cosiddette iodocarenti.

A che cosa serve l’ecografia alla tiroide

L’ecografia tiroidea è l’indagine più importante e si distingue dagli approcci diagnostici precedenti per la sua capacità di definire con precisione le caratteristiche dei noduli. I progressi tecnologici, per altro, hanno permesso di contenere in misura consistente l’impiego dell’ago aspirato, che in ogni caso resta un metodo sicuro e affidabile quando si ha a che fare con noduli sospetti. Le politiche di profilassi iodica hanno modificato lo scenario di prevalenza del gozzo endemico, anche se con differenze notevoli tra una regione e l’altra. Questa misura di prevenzione basata sull’impiego in cucina di sale iodato ha condizionato le abitudini alimentari nel nostro Paese: basti pensare che fino a una decina di anni fa la carenza di iodio a livello nutrizionale in alcuni paesi del Messinese portava la diffusione del gozzo nodulare al 40% della popolazione totale.

Che cosa ci dicono le ecografie alla tiroide

Attraverso un’ecografia alla tiroide abbiamo la possibilità di ricavare informazioni a proposito dei margini dei noduli tiroidei, ma anche delle loro calcificazioni e della loro struttura. Non solo: questa indagine diagnostica consente un approfondimento in relazione alla forma, alla vascolarizzazione e alla posizione dei noduli. Sono tutti dati di fondamentale importanza per capire se i noduli in questione sono maligni o meno.

Cos’è l’ago aspirato

Una diagnosi precisa riguardante le caratteristiche dei noduli alla tiroide, in ogni caso, si può ottenere anche con l’ago aspirato tiroideo, che ha il pregio di essere una metodica poco invasiva. L’esame deve comunque essere effettuato sotto guida ecografica e presuppone il prelievo di alcuni tireociti, cioè cellule della tiroide, presenti nel nodulo, in modo che possa essere eseguito un esame citologico. Sono cinque le categorie che vengono distinte dalla classificazione citologica; i noduli possono essere:

  • maligni
  • sospetti per malignità
  • indeterminati
  • benigni
  • non diagnostici

Nel caso di noduli indeterminati, poi, è prevista una ulteriore classificazione che permette di stratificare in misura più efficace il rischio di neoplasie. Il rischio per malignità, infine, può essere distinto in tre gruppi: alto rischio di malignità, rischio intermedio di malignità e basso rischio di malignità, con quest’ultimo che si limita ad appena l’1% dei casi.


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