Risonanza magnetica ed ecografia nello studio della cuffia dei rotatori

20/04/2021 by Brunella0
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Per lo studio della cuffia dei rotatori, l’indagine strumentale che viene utilizzata più di frequente, specialmente nel caso in cui vi sia la necessità di diagnosticare una rottura, è rappresentata dalla risonanza magnetica.

In questo modo, infatti, si ha la possibilità di visualizzare nel modo più preciso possibile non solo il punto esatto in cui la lesione è localizzata, ma anche la sua estensione. Per quanto riguarda i raggi X, invece, essi permettono solo di comprendere le conseguenze di un eventuale stato di salute compromesso dei tendini, cioè la risalita verso la volta acromiale della testa omerale, ovvero di dimostrare quella che è la principale causa di sofferenza della cuffia dei rotatori: l’artrosi acromion-claveare, cioè la deformazione della articolazione fra scapola e clavicola.

Cuffia dei rotatori: l’ecografia

L’ecografia, a sua volta, è un esame che permette di individuare in modo soddisfacente le lesioni tendinee; tuttavia non consente di diagnosticare una patologia ossea, se presente. Ovviamente sarà il medico specialista a stabilire quale sia l’esame da preferire: in genere la prima cosa da chiarire è se il dolore è insorto in seguito a un trauma importante, o se la spalla provoca dolore anche se è stata a riposo per molto tempo.

Per capire quali siano le origini dei problemi alla spalla, comunque, è spesso necessario integrare varie indagini strumentali, abbinando la visita medica, per esempio, a una radiografia e a una risonanza.

Le infiammazioni della cuffia dei rotatori

Lo spazio situato tra l’acromion della scapola e la testa dell’omero è quello in cui decorre il tendine del muscolo sovraspinato. Nel caso in cui si compiano dei movimenti frequenti, non è raro che si verifichi un’infiammazione, o comunque che i tendini del sovraspinato vadano incontro a una degenerazione da “usura”. Nella maggior parte dei casi la lesione coinvolge il tendine in un punto specifico, situato a un centimetro dall’inserzione sull’osso, chiamato per l’appunto “zona critica”.

Si tratta di un punto con molti capillari, grazie ai quali il tendine può ricevere l’ossigeno. Tuttavia può succedere che l’afflusso ematico al tendine cali nel tempo, per esempio per un uso eccessivo o anche solo per il fisiologico invecchiamento. Così, con i vasi sanguigni che in maniera parziale risultano ostruiti, il rischio di lesione cresce in misura consistente.

L’ecografia alla cuffia dei rotatori

Attraverso lo studio ecografico della spalla si ha la possibilità di individuare le lesioni alla cuffia dei rotatori. Tali lesioni possono essere totali, parcellari o parziali.

Stiamo parlando di una struttura muscolare e tendinea che risulta molto delicata sul piano biomeccanico, e che proprio per questo motivo è particolarmente esposta al rischio di lesioni traumatiche.

Le lesioni traumatiche degenerative si verificano più spesso in corrispondenza dell’inserzione sulla testa dell’omero e sul passaggio mio-tendineo.

Le lesioni possono essere a tutto spessore o non a tutto spessore, su una parte del profilo tendineo o su tutto. L’ecografia alla spalla permette di visualizzare, tra l’altro, il muscolo piccolo rotondo, il muscolo infraspinato, il tendine del capo lungo del bicipite brachiale e il muscolo deltoide.

Le altre indagini diagnostiche

Come detto, l’ecografia è solo una delle metodiche a cui si può ricorrere quando si ha la necessità di identificare una lesione alla spalla. Mentre la risonanza magnetica viene utilizzata per valutare i tessuti molli, con la radiografia della spalla ci si concentra sulla componente ossea. Infine c’è la TC, a cui si ricorre se il paziente non può essere sottoposto a una risonanza magnetica o comunque in seguito a una radiografia come completamento diagnostico.

Ad ogni modo sarà sempre il medico radiologo a indicare al paziente quale esame diagnostico effettuare


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