Quali sono le differenze tra un ecocolordoppler e un ecocardiogramma

Maggio 22, 2020 by Brunella0
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L’ecocolordoppler e l’ecocardiogramma meritano di essere annoverati tra i più diffusi esami clinici a cui si ricorre per provvedere a una dettagliata analisi del flusso sanguigno: grazie ad essi è possibile ottenere riscontri in relazione a manifeste o sospette malattie vascolari. In una prospettiva di prevenzione, la diagnostica per immagini rappresentata da questi esami mette a disposizione un aiuto molto prezioso, per esempio per effettuare un controllo dopo un intervento chirurgico al cuore o per eseguire un’indagine avanzata dell’aorta. In entrambi i casi si parla di indagini non invasive, grazie a cui si ha l’opportunità di monitorare lo stato dei vasi sanguigni; le differenze riguardano sia i risultati che si possono ottenere che le modalità di esecuzione.

A che cosa serve un ecocardiogramma

Mediante un ecocardiogramma si ha la possibilità di verificare in modo preciso la struttura delle valvole, dei setti e delle cavità del cuore. Questo tipo di esame si basa sull’utilizzo di onde ultrasonore. Le disfunzioni correlate ai vasi del cuore, così, possono essere verificate non solo dopo eventuali interventi chirurgici a scopo di controllo, ma anche in fase preventiva. Le ragioni per cui può essere prescritto un ecocardiogramma sono molteplici, ma la principale è quando serve uno studio anatomico e funzionale del cuore. Le onde ultrasonore producono frequenze che, in forma di impulsi elettrici, arrivano alla sonda di controllo.

L’ecocardiogramma, che riesce a individuare potenziali disfunzioni dei vasi, può essere sfruttato nel contesto di un percorso di screening, per esempio per segnalare una possibile predisposizione a specifiche malattie del cuore, oppure per stabilire l’entità del danno al miocardio dopo un infarto.

A che cosa serve un ecocolordoppler

Per quel che riguarda l’ecocolordoppler, invece, si tratta di un esame che si basa sull’impiego di onde ultrasonore che producono un cambiamento di frequenza del flusso del sangue in virtù dell’effetto Doppler. L’esame di per sé non è invasivo: viene mostrato un diagramma dinamico della frequenza del sangue tramite una tecnica di imaging all’avanguardia. Il diagramma così ottenuto, composto da una grafica con linee rosse e blu, viene studiato dal cardiologo in modo che possa essere definito lo stato di salute della parte del corpo che è stata analizzata.

Quando c’è bisogno dei due esami

L’ecocolordoppler viene raccomandato per i decorsi post-operatori di persone che si sono sottoposte a interventi di chirurgia vascolare e a titolo preventivo ai soggetti che soffrono di colesterolo alto. Questo esame, inoltre, è prescritto a chi è colpito da angina, a chi ha il diabete, a chi fuma, a chi soffre di ipertensione e a chi sa già di avere un aneurisma dell’aorta addominale.

Gli esami ecocardiografici, d’altra parte, vengono prescritti ai pazienti che soffrono di fibrillazione atriale e quando si sospetta di essere in presenza di un’occlusione arteriosa. Non solo: tale accertamento è consigliabile nel caso in cui risulti compromessa la funzionalità dei vasi sovra-aortici e sotto-aortici, in presenza di una diagnosi clinica di soffio al cuore e quando si ha a che fare con un paziente che ha alle spalle una storia clinica contrassegnata da uno o più infarti.

Come prepararsi

Per un ecocolordoppler potrebbe essere necessario rimanere completamente a digiuno nelle ore che precedono l’esecuzione dell’esame; inoltre, nelle 24 ore prima sarebbe opportuno evitare il consumo di birra e latticini. In ogni caso, molto dipende dalla parte del corpo che deve essere sondata, e spetta al cardiologo indicare le prescrizioni da rispettare affinché l’esame possa essere effettuato nel migliore dei modi. Come l’ecocardiogramma, anche l’ecocolordoppler si può considerare una pratica non invasiva: ciò vuol dire che in nessuno dei due casi l’esame è doloroso. Non è previsto l’impiego di raggi X, ed è per questo che gli esami in questione possono essere effettuati anche su donne che aspettano un bambino, su pazienti ricoverati o su minori e possono peraltro essere ripetuti più volte nel corso della vita per monitoraggio. L’esecuzione di questi di solito richiede 15-20 minuti.


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