La risonanza magnetica è utile nei traumi?

20/04/2021 by Brunella0
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La risonanza magnetica è utile nei traumi, anche se ovviamente ogni caso deve essere valutato a sé. Per esempio, nel caso di lesioni post-traumatiche cerebrali, può succedere che una tac cerebrale non sia sufficiente per metterle in risalto tutte, specialmente se esse sono collocate vicino alla fossa cranica posteriore o alla teca cranica.

In tali circostanze, o comunque ogni volta che vi siano dei dubbi di natura interpretativa, è facoltà del medico radiologo decidere di ricorrere a una risonanza magnetica cerebrale, con la quale sarà possibile rilevare un numero più elevato di lesioni a carico del tessuto cerebrale.

I principali limiti nell’impiego della risonanza magnetica in pazienti traumatizzati è il tempo di esecuzione dell’esame, sempre superiore a 15 minuti nei quali si richiede l’assoluta immobilità del paziente, la difficoltà in alcuni contesti nell’escludere con il colloquio la presenza di controindicazioni all’esame (nel caso di paziente non collaborante), nonché la distribuzione nel territorio delle risonanze magnetiche (non tutti i pronto soccorso ne sono provvisti).

Tipi di risonanza magnetica

Scopriamo di seguito quali in quali distretti anatomici in caso di trauma si può ricorrere all’ausilio della risonanza magnetica.

La risonanza magnetica all’encefalo e midollo

Si opta per la risonanza magnetica all’encefalo e al midollo quando si ha la necessità di studiare il tessuto nervoso per escludere lesioni anche solo di pochi millimetri in regioni strategiche, cioè con possibili rilevanti conseguenze sulle funzioni vitali, se danneggiate.

Questo tipo di risonanza magnetica nucleare è necessaria quando devono essere approfonditi gli esiti di un trauma alla testa o alla schiena, oltre che in presenza di altre situazioni come – per esempio – un ematoma cerebrale, una emorragia, un aneurisma cerebrale, un tumore al cervello o un ictus.

Per eseguire questo tipo di esami è necessario disporre di una apparecchiatura ad alto campo, con capacità di studiare il tessuto nervoso millimetro per millimetro (elevata risoluzione spaziale). In questo tipo di esami (in urgenza ovvero per traumi) non è quasi mai necessario ricorrere al mezzo di contrasto.

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La risonanza magnetica al ginocchio

Un altro tipo di risonanza magnetica che può essere utile in caso di traumi è quella al ginocchio, per mezzo della quale si ha l’opportunità di studiare l’articolazione del ginocchio: non è un caso che essa venga utilizzata in modo particolare nel settore sportivo.

Essa, infatti, consente di identificare gli infortuni che interessano varie parti del ginocchio: la rotula, i legamenti crociati, le borse sinoviali, la cartilagine articolare, i menischi, i legamenti collaterali, e così via.

La risonanza magnetica nello studio del ginocchio (come di altre articolazioni) è l’unico strumento diagnostico in grado di rilevare la presenza di edema della spongiosa ossea, reperto di primaria rilevanza nella patologia traumatica.

Come si svolge la risonanza magnetica al ginocchio

La risonanza magnetica al ginocchio si può effettuare sia con il macchinario classico che con un dispositivo del tipo aperto: in questo modo i pazienti claustrofobici non corrono il rischio di sentirsi oppressi. Possono essere forniti dei cuscini o delle coperte per assicurare un livello di comfort superiore.

La risonanza magnetica aperta

Mentre la risonanza magnetica tradizionale viene definita chiusa, cioè a forma di “tubo” nel quale il paziente deve entrare con l’ausilio di un lettino scorrevole, c’è una sua variante che viene indicata come risonanza magnetica aperta.

In questo caso il paziente non si trova nel tipico macchinario a forma di cilindro che serve a raccogliere le immagini, in quanto viene utilizzato un dispositivo a forma di ferro di cavallo che si dimostra meno oppressivo e garantisce più libertà di movimento sia al paziente che all’operatore che lo va a posizionare.

Anche questa soluzione può essere impiegata se devono essere indagati dei traumi sulle articolazioni e la perdita di dettaglio è talmente irrisoria che non si percepiscono delle reali differenze rispetto alle risonanze ad alto campo.

Nell’impiego della risonanza magnetica aperta il paziente è esposto ad un campo magnetico inferiore; l’esame per essere di qualità deve durare almeno 20 minuti.


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