Ecografia all’anca: quando va effettuata e perché

Maggio 15, 2019 by Cristiano Turchetti0
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Tra gli esami che di routine vengono prescritti ai neonati tra il secondo e terzo mese di vita vi è l’ecografia all’anca. L’esame, assolutamente non invasivo, serve a diagnosticare una patologia nota come lussazione o, in base a una terminologia più moderna, displasia evolutiva dell’anca. Quest’ultima si manifesta, nella maggior parte delle situazioni, con la fuoriuscita della parte superiore del femore dalla propria sede naturale (acetabolo). Si tratta di un difetto congenito che, se non curato, causa nel bambino una serie di problemi di deambulazione: grazie all’esame in oggetto, tuttavia, è possibile eseguire una diagnosi precoce e prendere i dovuti provvedimenti.

Secondo le norme dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’American Academy of Pediatrics l’esame deve essere effettuato soltanto in caso di esito positivo o dubbio della manovra di Ortolani-Barlow. Questo accertamento clinico consiste nell’imporre, con delicatezza, una serie di movimenti alle cosce del neonato, per verificare se la testa del femore tende a dislocarsi o, comunque, non è perfettamente alloggiata nella propria sede. La manovra deve essere svolta subito dopo la nascita del bambino e una o due volte al mese fino ai 90 giorni di vita, sempre e comunque per opera del pediatra.

E’ tuttavia abitudine consolidata tra i pediatri prescrivere l’ecografia all’anca in ogni caso, al di là del risultato della manovra di Ortolani-Barlow. La regola generale vuole che l’esame si collochi tra i 60 e i 90 giorni di vita del neonato: non prima, perché spesso le anomalie di questo tipo tendono a guarire spontaneamente, né dopo, poiché oltre i 3 mesi una eventuale correzione del difetto può risultare più difficoltosa. Se, invece, si riscontrano problematiche in seguito alla manovra di Ortolani-Barlow, l’ecografia sarà certamente raccomandata anche prima dei 45 giorni.

Qualche altra informazione su questo utile esame: esso si caratterizza per un’elevata sensibilità, pari a circa il 90%, e per una specificità un po’ più bassa, del 60-70%. Per fare chiarezza, la sensibilità corrisponde alla capacità di individuare una determinata malattia, mentre la specificità è l’efficienza nel diagnosticare i soggetti sani. Questa ecografia usualmente viene eseguita dal medico radiologo; sarà poi il pediatra in caso di positività dell’esame ecografico ad individuare la terapia adatta.

Qualche dato relativo alla displasia evolutiva dell’anca

La patologia in oggetto, quindi, emerge attraverso una serie di analisi da compiere durante le prime settimane di vita del bambino. Ma come ha origine questa malattia? Essa, stando alle ricerche degli esperti, è provocata da uno spazio ridotto all’interno dell’utero, in particolare se il feto è più grosso del normale o podalico, ovvero posizionato con la testa rivolta verso l’alto. Un’altra possibile causa è un’insufficienza di liquido amniotico. In altri casi la lussazione si genera nel momento in cui uno dei due lati del feto, di solito il sinistro, poggia contro la colonna vertebrale della mamma: l’anca, quindi, avrà meno spazio per svilupparsi al meglio. Spesso si osserva una ricorrenza della patologia all’interno di gruppi familiari (familiarità).

Qualora venga diagnosticato al neonato questo difetto congenito non bisogna spaventarsi. Vi sono diverse cure efficaci, soprattutto se l’anomalia è rilevata precocemente. Una lieve malformazione può essere risolta con delle semplici norme posturali, che consistono nel tenere il bambino in braccio su un fianco con le gambe divaricate, supino nella culla oppure nel marsupio. Sempre in caso di positività viene raccomandato l’uso del doppio pannolino che nella maggior parte dei casi al successivo controllo ecografico dopo 30 giorni risolve il quadro senza bisogno di altri presidi terapeutici.

In alternativa esistono numerosi modelli di divaricatore, uno strumento ortopedico che aiuta il femore a incanalarsi in maniera corretta e che va indossato nel corso della giornata, quasi mai di notte. Questi metodi sono pratici, comodi e non invasivi.

Ciò che è davvero essenziale, comunque, è fare tutti i controlli di routine e procedere immediatamente con la soluzione adeguata qualora si notino dei problemi. La displasia evolutiva dell’anca si risolve facilmente se colta in tempo; in caso contrario potrebbe anche essere necessaria un’operazione chirurgica. Se non si prendono provvedimenti, il bambino può incorrere nel cosiddetto bacino oscillante, che determina un’andatura irregolare (anserina).


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