Cisti ovariche: come si può rimediare?

Ottobre 22, 2019 by Cristiano Turchetti0
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Nella maggior parte dei casi, le cisti ovariche tendono ad assorbirsi in modo autonomo e non generano alcun tipo di sintomo. Quando esse danno fastidio o arrecano dolore, vuol dire che hanno raggiunto dimensioni consistenti: se premono contro la vescica, è molto probabile che si avverta la necessità di andare in bagno con maggiore frequenza.

Ma che cosa sono di preciso queste cisti? Si tratta di sacche di piccole dimensioni, contenenti liquido al proprio interno, che si presentano in modo particolare in età fertile, formandosi o sulla superficie o dentro l’ovaio. Quasi sempre le cisti si rivelano innocue e non richiedono trattamenti per risolversi.

Se, però, la cisti si rompe è indispensabile non trascurare il problema, per evitare conseguenze più gravi.

Quali sono i sintomi delle cisti ovariche?

La sintomatologia è piuttosto ampia e comprende, tra l’altro, tensione intestinale e dolore nel corso dell’evacuazione, ma anche un senso di pesantezza o di pienezza a livello addominale.

La tensione mammaria, la nausea e il vomito sono altre potenziali conseguenze delle cisti ovariche, al pari della cosiddetta dispareunia, che provoca dolore pelvico in occasione dei rapporti sessuali.

Può accadere, inoltre, che la donna avverta un bisogno più intenso e più frequente di urinare, magari accompagnato da una difficoltà a svuotare la vescica in modo completo. Il dolore pelvico può arrivare a coinvolgere le cosce e la parte bassa della schiena, e può avvenire che compaia subito prima del ciclo per poi svanire prima che lo stesso termini.

Quando bisogna preoccuparsi

Dalle cisti ovariche scaturisce una condizione di emergenza se il dolore è accompagnato da vomito o febbre, ma anche se ci sono sintomi di shock tra i quali pelle umida, senso di debolezza e vertigini.

La sensazione di freddo e la respirazione accelerata sono ulteriori segnali da non sottovalutare, specialmente se si notano dolori pelvici o a livello addominale improvvisi.

Le potenziali complicazioni riguardano in modo particolare le donne che hanno già superato la menopausa e che potrebbero avere a che fare con delle cisti cancerose.

Tuttavia identificare la loro presenza almeno all’inizio può non essere così semplice, visto che esse non generano sintomi specifici: solo una visita ginecologica consente di individuarle. Va detto, comunque, che le cisti neoplastiche possono comparire anche in donne più giovani.

Le complicazioni

La rottura delle cisti ovariche è una delle potenziali complicazioni e può favorire emorragie interne e provocare, in ogni caso, dolori molto intensi. Nel caso in cui le cisti aumentino di dimensione in modo consistente, si può verificare una torsione ovarica, per effetto della quale si modifica la posizione dell’ovaio.

Anche questa è una condizione su cui è bene intervenire, poiché può portare a una necrosi dell’ovaio o a un’ischemia, dovuta allo strozzamento dei vasi venosi o arteriosi come conseguenza della rotazione intorno all’asse vascolare.

Come si diagnostica la presenza di cisti ovariche

Una volta che la presenza di cisti ovariche è stata accertata con una visita ginecologica, è necessario capire con che tipo di cisti si ha a che fare, valutando composizione e dimensioni.

Fondamentale si rivela, dunque, l’importanza degli esami diagnostici: lo specialista più indicato per eseguirli è il medico radiologo. Le ecografie pelviche, in particolare, permettono sia di confermare l’esistenza delle cisti che di comprendere la loro composizione e la loro posizione: attraverso tali esami, che si basano sugli ultrasuoni e che non sono in alcun modo dolorosi, è possibile visualizzare su uno schermo l’immagine delle ovaie e dell’utero.

Gli altri test

Quando un test di gravidanza dà esito positivo, può voler dire che ci si trova in presenza di una cisti di tipo luteale: in pratica, dopo che l’ovulo è stato rilasciato, il follicolo si è richiuso e si è riempito di liquido, favorendo la crescita della cisti.

Una laparoscopia permette di asportare la cisti: si tratta di una procedura chirurgica per la quale è necessario che la paziente sia sotto anestesia, visto che prevede l’introduzione nell’addome di un laparoscopio (uno strumento di dimensioni minuscole con una luce in cima) tramite una piccola incisione.


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