Cisti al seno: caratteristiche, sintomi e diagnosi

Luglio 19, 2019 by Cristiano Turchetti0
cisti-al-seno.png

Cosa sono i noduli al seno e come si manifestano

Molte donne, nell’accorgersi di avere un rigonfiamento al seno, cadono inevitabilmente in uno stato di ansia. Se si tratta di una cisti, però, non c’è nulla di cui preoccuparsi: un elemento del genere, pur presentandosi come un nodulo, non è altro che una formazione grande più o meno quanto un chicco d’uva, piena di liquido oppure vuota. Nella maggior parte delle situazioni non è nemmeno necessario un trattamento curativo, poiché queste piccole sacche tendono a regredire spontaneamente. Ad ogni modo, le alterazioni fibrocistiche non sono pericolose: solo 1 volta su 1.000, in media, un nodulo di questo tipo può diventare un tumore benigno al seno.

Le microcisti non presentano sintomi e sono rilevabili solo attraverso esami come la mammografia. Le cisti più ampie, invece, possono essere accompagnate da tensione e, talvolta, da dolore. In caso di infezione si noteranno indizi quali l’arrossamento della zona e secrezioni trasparenti o giallastre nei pressi del capezzolo. Un altro segno che potrebbe rivelare la presenza di una cisti consiste in una sensazione di fastidio che si accentua durante il ciclo mestruale, e che tende a diminuire nei giorni successivi.

Come si formano le cisti al seno?

Qualche dato utile sull’anatomia del seno: quella che comunemente viene chiamata mammella è una ghiandola, composta da circa 15-25 lobi che a loro volta si ramificano in minuscoli lobuli. Al capezzolo, circondato dall’areola, arrivano i dotti lattiferi che comunicano con l’esterno tramite una serie di pori. La struttura del seno è determinata da altri elementi, ossia il tessuto connettivo fibroso e la massa grassa.

Può capitare che alcuni lobi e parte del tessuto fibroso crescano eccessivamente, andando così a bloccare i dotti lattiferi. Questi ultimi, per reazione, diventano più ampi e dilatati e danno vita a sacche vuote o piene di liquido, per l’appunto le cisti. Se, nel corso dell’allattamento, il latte ristagna all’interno dei dotti, allora potrebbe formarsi un particolare tipo di alterazione fibrocistica detta galattocele: essa spesso si riassorbe da sola, più raramente si infetta per azione del batterio conosciuto come stafilococco aureo. In una simile circostanza, la donna interessata va incontro a mastite più o meno grave.

L’importanza dell’autopalpazione e di una corretta diagnosi

L’autopalpazione è una semplice operazione che ogni donna, a partire dai 20 anni di età, dovrebbe effettuare all’incirca una volta al mese. Si tratta di un rapido controllo manuale, finalizzato ad avvertire al tatto eventuali irregolarità nel seno come atto di prevenzione. Bisogna soltanto porsi davanti a uno specchio e osservare la conformazione delle mammelle, il colore della pelle, il capezzolo, così da accorgersi di qualsiasi anomalia. Il tutto va accompagnato con movimenti circolari delle mani, dalle ascelle fino allo sterno: in questo modo ci si renderà conto immediatamente di ipotetici rigonfiamenti. Qualora si notino delle alterazioni, è bene rivolgersi a un professionista.

Diagnosticare una cisti è molto facile grazie all’ecografia della mammella. L’esame in oggetto permette sia di individuare il nodulo, sia di chiarirne le dimensioni e soprattutto la natura. La sonda a ultrasuoni, collegata a un monitor, analizzerà anche ciò che è contenuto nella sacca, che sia liquido, calcificazioni, vasi sanguigni, grasso e così via. Se il medico lo ritiene opportuno si procede poi con l’agocentesi, che consiste nel prelevare parte del materiale con un ago: se fuoriesce un liquido trasparente o giallognolo si rafforza la diagnosi di cisti, mentre se si trova del sangue o pus sarà probabilmente necessario eseguire altri esami.

Trattamento e consigli

Come già detto in precedenza, non di rado il problema si risolve spontaneamente e la cisti regredisce fino a scomparire. Vi sono alterazioni fibrocistiche che svaniscono con la menopausa, e che vanno monitorate ogni tanto con apposite analisi. Nel caso dei rigonfiamenti più ampi e dolorosi, però, si può ricorrere al drenaggio del liquido della sacca attraverso un ago simile a quello usato per l’agocentesi. Talvolta è sufficiente un’unica seduta, altre volte bisogna sottoporsi a una seconda operazione dopo qualche mese.

Qualora la cisti dia particolare fastidio, una possibile soluzione è un piccolo intervento chirurgico, che si riserva alle situazioni più complesse. Se fallisce il drenaggio, piuttosto, molti esperti suggeriscono la pillola anticoncezionale.


Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *


©2018 Diagnostica Clinical Medical Consulting S.r.l. - P.IVA 01179560774

WhatsApp chat