Carotidi ostruite: quando è necessario intervenire

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Le carotidi sono arterie molto importanti nel corpo umano, dal momento che hanno il compito di trasportare l’ossigeno e il sangue verso il cervello. Proprio per questo motivo è essenziale prevenire la loro ostruzione e, nel caso in cui essa si verifichi, curarla in modo appropriato per mezzo della chirurgia o con dei farmaci adeguati. Si tratta, in sostanza, di pulire questi vasi, anche per prevenire i forti rischi correlati agli ictus cerebrali.

Perché le carotidi si ostruiscono

La causa più importante della comparsa di stenosi in corrispondenza delle carotidi è rappresentata dalla malattia aterosclerotica. Accade, così, che si formino delle placche da cui possono derivare sintomi variabili: questi ultimi sono provocati dal distacco degli emboli, frammenti di dimensioni contenute che, venendo trasportati dal flusso del sangue, giungono fino al cervello e causano un danno. È, questa, la cosiddetta ischemia cerebrale. L’entità dei danni può variare a seconda delle circostanze: in alcuni casi si tratta di eventi di breve durata, mentre in altre situazioni si ha a che fare con veri e propri ictus. Si stima che la presenza di una stenosi carotidea è alla base di circa 2 casi di ictus su 10. Come si può intuire, dunque, intervenire sulle carotidi ostruite è di fondamentale importanza.

Che cosa si può fare

La stenosi carotidea è di tipo asintomatico nel momento in cui non si è ancora manifestato il disturbo: già in questo momento, però, è indispensabile che il problema venga trattato e affrontato in modo adeguato.

Si tratta di mettere in atto la cosiddetta prevenzione primaria, cioè quella che interviene prima ancora che il danno cerebrale si manifesti. Per poter procedere, però, è necessario individuare in primo luogo l’entità della stenosi, ricorrendo all’ecocolordoppler delle carotidi: è questo l’esame diagnostico a cui si deve fare riferimento per avere un quadro chiaro della situazione.

Le stenosi severe, che superano il 70 per cento, danno sintomi che invece compaiono di rado nel caso delle stenosi moderate, tra il 50 e il 70 per cento, o delle stenosi lievi, inferiori al 50 per cento.

I fattori di rischio

I fattori di rischio che possono portare all’ostruzione delle carotidi sono molteplici: il diabete, per esempio, ma anche l’obesità, il fumo, la dislipidemia e l’ipertensione. Ciò risulta ancora più vero nel caso in cui vi sia una storia familiare correlata all’ictus, fermo restando che l’aterosclerosi non è il motivo alla base di tutti i casi.

Come sempre, il suggerimento che si dovrebbe seguire è quello di adottare uno stile di vita sano ed equilibrato, con abitudini corrette: il che vuol dire non solo evitare o smettere di fumare, ma anche dedicarsi all’attività fisica in modo regolare e costante e basarsi su un regime alimentare salutare.

Per quanto riguarda il trattamento farmacologico, invece, i medicinali da assumere sono gli antiaggreganti e gli antipertensivi. Nelle persone che soffrono di diabete è fondamentale tenere sotto controllo la glicemia, mentre per abbassare al di sotto dei 100 mg per dl il valore del colesterolo LDL si può ricorrere a una statina.

La prevenzione

Le precauzioni che abbiamo appena indicato costituiscono l’approccio iniziale da prendere in considerazione per diminuire il rischio di ictus e, più in generale, per prevenire le diverse complicazioni che possono essere correlate alla malattia aterosclerotica, a cominciare dall’infarto miocardico: esse devono essere continuate nel tempo e vanno bene per stenosi di qualsiasi livello.

La correzione chirurgica per le carotidi ostruite è necessaria, invece, in presenza di una stenosi severa: si parla di endoarterectomia per indicare l’intervento che coinvolge la lesione carotidea. In pratica si rimuove la placca aterosclerotica dopo che è stata effettuata una piccola incisione sul collo; un intervento non complicato che di solito non richiede neppure l’anestesia generale. In alternativa, si può provvedere al posizionamento di uno stent.


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