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18/Mar/2019

La forma tumorale più comune tra le donne è rappresentata dal cancro al seno: proprio per questo motivo lo screening oncologico è di fondamentale importanza per consentire la corretta individuazione delle formazioni maligne, nel tempo più breve possibile e in maniera precoce. Soprattutto le donne che hanno una storia familiare caratterizzata da numerosi casi di tumore al seno dovrebbero riservare una notevole attenzione alla prevenzione. 

Le ecografie mammarie e le mammografie sono i due strumenti che vengono adoperati ai fini di una diagnosi precoce: ma qual è la soluzione migliore tra le due? Prima di rispondere a questa domanda, vale la pena di mettere in evidenza che in tutti e due i casi si parla di metodi di screening affidabili e contraddistinti da un elevato livello di efficacia. Le due soluzioni, tuttavia, hanno caratteristiche e limiti che è opportuno prendere in considerazione, anche per una scelta più oculata.

Che cos’è l’ecografia mammaria

L’ecografia viene effettuata con una sonda che permette di osservare la struttura mammaria attraverso l’emissione di ultrasuoni. Grazie a un esame ecografico di questo tipo, si ha l’opportunità di verificare la componente fibrosa e la componente adiposa del tessuto mammario: così, si riescono a identificare le cisti e i fibroadenomi. A seconda della composizione del tessuto, infatti, gli ultrasuoni sono riflessi in modalità differenti. Di conseguenza, si riesce a capire quali sono le peculiarità di una lesione tissutale, ma anche se un nodulo è liquido oppure solido.

Chi deve sottoporsi all’ecografia mammaria

Le ecografie mammarie sono raccomandate soprattutto per le donne giovani, dal momento che nei loro confronti risultano più informative. Esse consentono di rilevare le lesioni soprattutto in presenza di una ben sviluppata componente ghiandolare o in mammelle dense come quelle delle ragazze o delle donne in giovane età. Viceversa, la mammografia non è così utile in situazioni del genere. 

L’ecografia – lo ricordiamo – può essere eseguita senza problemi anche sulle donne in gravidanza, in quanto non prevede l’emissione di radiazioni, e può essere abbinata – a differenza della mammografia – a una procedura di agoaspirazione, per effetto della quale se ci si imbatte in un nodulo sospetto si può eseguire un prelievo tramite un semplice ago. 

A cosa serve la mammografia?

Quando si parla di mammografie si fa riferimento, molto semplicemente, alle radiografie alla mammella. Il ricorso a questo esame permette di identificare noduli di dimensioni ridotte o comunque minuscole calcificazioni che potrebbero risultare pericolose, così come lesioni di altro genere sospette, tali da far sorgere il dubbio della presenza di una neoplasia. La mammografia è ritenuta nel nostro Paese la metodologia di screening di maggior successo, dal momento che – secondo i numeri che vengono forniti dal Ministero della Salute – ha la capacità di individuare il 90% dei tumori, ancora prima che gli stessi siano riscontrabili al tatto.

Pregi e difetti della mammografia

Se fino a qualche tempo fa il principale ostacolo per l’uso della mammografia era costituito dai pericoli connessi alle radiazioni, oggi tali preoccupazioni sono state quasi del tutto abbandonate, dal momento che gli strumenti radiografici sono molto più affidabili, a causa di dosi di radiazioni modeste, senza che tale aspetto comprometta la sensibilità diagnostica. Questo esame è prezioso in modo particolare per le donne con mammelle in involuzione.

Quando c’è bisogno della mammografia

Allo stato attuale è opinione comune che sia utile iniziare a sottoporsi all’esame mammografico già dai 40 anni in poi, non solo in presenza di noduli che devono essere tenuti sotto controllo, ma anche quando si è consapevoli dell’esistenza di fattori di rischio. Nel caso di una familiarità riconosciuta per il tumore alla mammella, si dovrebbe cominciare dal 35esimo anno di età. E’ peraltro auspicabile nella pratica clinica prevedere l’abbinamento della mammografia con una visita senologica e un’ecografia alla mammella.

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05/Mar/2019

La tomosintesi è una innovativa metodica in grado di effettuare uno studio stratigrafico del seno, consentendo di individuare eventuali neoplasie allo stadio iniziale. Scopriamone insieme tutti i dettagli.

Il cancro al seno è quello che colpisce con maggiore frequenza le donne: circa 1:8. Ne consegue che la prevenzione riveste una importanza fondamentale; una diagnosi tempestiva è infatti in grado di rilevare il tumore allo stadio iniziale e di garantire – pertanto – un’alta possibilità di cura e sopravvivenza.

Fare prevenzione significa sottoporsi con regolarità ad accertamenti ad hoc, in base al personale livello di rischio. Alcuni fattori non modificabili, infatti, come l’età e la familiarità possono influire in maniera significativa sulla comparsa di questa patologia. Il rischio, lo ricordiamo, aumenta se a tali fattori si aggiungono quelli classificati come modificabili, come – ad esempio – uno stile di vita scorretto (si pensi al vizio del fumo, all’assunzione abituale di alcol, a una vita sedentaria, ecc.).

Dopo i 40 anni sono raccomandati accertamenti regolari ogni anno. Prima dei 40 anni sono raccomandate le ecografie da ripetere annualmente; per i soggetti a rischio, invece, può essere consigliata la mammografia anche prima dei 40 anni.

Gli strumenti della diagnosi tempestiva

I principali tipi di accertamenti, oltre alla visita senologica, per effettuare una diagnosi precoce erano – fino a qualche tempo fa – sostanzialmente due: la mammografia e l’ecografia mammaria.

La prima è un esame che impiega una bassa quantità di radiazioni ionizzanti e che studia sia la forma che la struttura del seno.

L’ecografia, invece, è un tipo di screening che utilizza gliultrasuonied è indicato per le donne che presentano un seno con elevata componente ghiandolare.

A questi tradizionali strumenti, di recente, si è aggiunta la tomosintesi.

Ma di cosa si tratta esattamente? La tomosintesi è un esame diagnostico che utilizza i raggi x e che fornisce una immagine tridimensionale della mammella, rendendo più facile l’individuazione di eventuali cellule tumorali.

Rispetto alla mammografia, a parità di dose consente di ottenere un maggior numero di informazioni ed è meno dolorosa, in quanto non richiede la forte compressione del seno per vedere meglio i tessuti. In merito all’efficacia bisogna dire che, mentre la mammografia mostra il seno in una sola immagine, la tomosintesi permette di acquisire le immagini da varie angolazioni, col risultato di rendere visibili i diversi strati di tessuto. Il risultato, pertanto, è più accurato e preciso e permette di individuare anche le più piccole lesioni che sarebbero potute sfuggire.

Infine va detto che l’elaborazione del referto richiede maggiore tempo, visto che la quantità di informazioni e di materiale da esaminare è di gran lunga maggiore e necessita, pertanto, di uno studio più approfondito.

Meglio la tomosintesi della mammografia: la conferma arriva dalla Svezia

Una ricerca svedese condotta su 7.500 donne dai 40 ai 74 anni di età, elaborata dall’Università di Lund, ha mostrato come la tomosintesi, nota anche come mammografia 3D, è in grado di rilevare circa il 40% in più dei tumori al seno, rispetto alla mammografia tradizionale. Si tratta – in effetti – del primo studio ad aver messo a confronto i risultati e l’efficacia di questi due tipi di accertamenti diagnostici.

Grazie alla sua affidabilità, la tomosintesi rappresenta la più grande scoperta degli ultimi 15 anni in tema di prevenzione del tumore al seno. La maggiore efficacia della tomosintesi rispetto alla mammografia tradizionale, per ora, è l’elemento più significativo della ricerca.

Ciò che ancora resta da chiarire meglio è la percentuale delle diagnosi errate, mentre per la mammografia si tratta di un dato noto: produce in media fino a un 20% di falsi positivi. Ci si chiede, inoltre, quale sarà il raggio di diffusione della nuova mammografia 3D, visto che l’esame diagnostico è più costoso rispetto all’esame tradizionale.

Le previsioni dei ricercatori dell’Università svedese di Lund, sono piuttosto positive: a loro avviso – infatti – la tomosintesi è destinata, nel giro di pochi anni, a diffondersi rapidamente, fino a diventare lo strumento di elezione per la rilevazione delle neoplasie al seno.

Questo – in realtà – è l’auspicio di tutti, in quanto l’utilizzo di tecniche all’avanguardia, nella diagnosi precoce, significa ridurre in maniera significativa la mortalità causata da questa tipologia di tumore.

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Ecografie_-cosa-sono-a-cosa-servono-la-preparazione-l’esecuzione-gli-specialisti-e-i-risultati-1200x675.png
25/Feb/2019

Chi ha bisogno di prenotare una o più ecografie a Roma può essere interessato a scoprire come si svolgono questi esami e se si corre il rischio di avvertire dolore: ecco, dunque, tutto ciò che c’è da sapere in fatto di ecografie.

Che cosa sono le ecografie

Le ecografie sono metodi di diagnosi strumentale ripetibili che non provocano effetti biologici di alcun genere sui tessuti. Note anche con il nome di ecotomografie, permettono di visualizzare:

  • le strutture tendinee,
  • quelle muscolari,
  • quelle sottocutanee,
  • i vasi sanguigni,
  • gli organi,
  • le ghiandole tramite gli ultrasuoni che provengono da sonde ad hoc.

Le ecografie non hanno alcun tipo di controindicazione e, non a caso, possono essere utilizzate per le donne in gravidanza. L’ecografia ostetrica, infatti, permette di effettuare diagnosi prenatale, valutando – ad esempio – la crescita del feto, segnalando il numero di embrioni, favorendo l’identificazione di potenziali malformazioni, permettendo di calcolare la quantità presente di liquido amniotico, e così via.

A cosa servono le ecografie

Le ecografie possono essere impiegate per studiare e verificare le condizioni della maggior parte del corpo umano, escluse le parti interne alla scatola cranica e le strutture ossee. Vi si ricorre con l’obiettivo di rintracciare eventuali alterazioni patologiche a carico di uno o più organi (come per esempio un’atrofia, una deformazione o un ingrossamento), anche a fini preventivi, come avviene nel caso dello screening per il tumore al seno.

Le indagini ecografiche possono riguardare il feto in gravidanza, i vasi sanguigni del collo e degli arti, la tiroide, il cuore e le articolazioni.

La preparazione di un’ecografia

La preparazione di un’ecografia cambia a seconda della parte del corpo che deve essere presa in esame.

Nel caso in cui l’ecografia riguardi le regioni del collo non ci sono accorgimenti particolari da adottare; se, invece, devono essere esaminati fegato, colecisti o comunque organi con sede addominale superiore, è richiesto un digiuno di non meno di tre ore, preceduto da una dieta priva di bevande gassate e povera di frutta, verdura cotta e latticini.

Ancora, quando l’analisi riguarda la prostata, la vescica, l’utero o le ovaie, il paziente è tenuto a bere nell’ora che precede l’ecografia almeno un litro di acqua, che non deve essere urinata, per avere la vescica piena.

Infine, per una ecografia trans-rettale non ci sono limitazioni in relazione alla quantità di acqua o ai farmaci che possono essere assunti, ma è importante provvedere a una pulizia intestinale con clistere la mattina stessa dell’esame.

L’esecuzione di un’ecografia

Per eseguire un’ecografia il paziente deve tenere scoperta la zona del corpo che deve essere analizzata; quindi a seconda dei casi deve rimanere sdraiato su un fianco o in posizione supina su un apposito lettino.

Lo scorrimento della sonda attraverso la quale vengono trasmessi gli ultrasuoni viene agevolato da un gel atossico e trasparente: la sonda viene premuta contro la zona interessata. Nel frattempo, vengono registrate le immagini longitudinali e assiali. Se le sonde sono esterne, non si avverte alcun fastidio e tantomeno si prova dolore; tuttavia nel caso di sonde trans-vaginali o trans-rettali, che sono interne, ci possono essere dei disagi, seppur lievi. Di solito un’ecografia non dura più di venti minuti.

Gli specialisti delle ecografie

Le ecografie devono essere effettuate da un medico chirurgo, meglio se specialista in radiodiagnostica, e comunque con competenze specifiche maturate frequentando corsi universitari o master che lo abbiano formato nella conoscenza della tecnologia impiegata oltre che sulle tecniche di esecuzione degli esami. Il medico ecografista è responsabile dell’esecuzione delle prestazioni, oltre che della refertazione. Chi non è medico non è autorizzato a effettuare un’ecografia, né tantomeno a redigerne il referto.

I risultati delle ecografie

I risultati delle ecografie vengono forniti in tempo reale, dal momento che si tratta di indagini dinamiche in virtù delle quali gli specialisti interpretano le immagini che osservano nel momento stesso in cui gli esami vengono eseguiti. In pratica, tutto quello che viene visualizzato attraverso il monitor può essere decodificato all’istante e tradotto in termini clinici. La sintesi conclusiva viene riportata sul referto, in cui compaiono sia la descrizione delle immagini che la loro interpretazione.

Non è detto che il risultato di un’ecografia includa sempre una risposta esaustiva rispetto al quesito clinico di partenza: in alcuni casi, infatti, possono essere contenute indicazioni che invitino all’esecuzioni di indagini diagnostiche supplementari. Nella maggior parte dei casi i risultati delle ecografie sono forniti in maniera immediata.

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Conebeam_-tomografia-computerizzata-per-studiare-la-arcate-dentarie-1200x675.png
12/Feb/2019

La tomografia computerizzata conebeam (CBCT) è una tecnica innovativa che serve a studiare il massiccio faccialee, nello specifico, le arcate dentarie. Si tratta di un tipo di esame che consente di usufruire della ricostruzione delle immagini su tutti i piani dello spazio (e quindi non solo su quello assiale), e che ha il pregio di non causare alcun fastidio né dolore. Occorre tenere presente, però, che la conebeam è un esame radiografico e, in quanto tale, chi vi si sottopone è esposto a radiazioni ionizzanti: ecco spiegato il motivo per il quale la sua esecuzione non può avvenire in assenza di una prescrizione medica.

A cosa serve la tomografia conebeam?

La tomografia conebeam, eseguibile presso il nostro studio CMC in Via Lorgna, 30 a Roma, serve per la programmazione di interventi di implantologia, ma anche per lo studio dei seni mascellarie per quello delle articolazioni temporo-mandibolari(ATM). Il settore implantologico, dunque, è il più importante campo di applicazione: attraverso la TC conebeam si ha la possibilità di accertare le caratteristiche dell’osso alveolare nelle sedi utili dal punto di vista implantare.

La TC conebeam è un esame veloce nella esecuzione ed è fatto utilizzando una apparecchiatura con ingombro contenuto. Anche la dose radiante è modesta e può essere diminuita ancora di più se si ricorre alla tecnica pulsata, grazie alla quale si abbassa il tempo di esposizione (soluzione ideale per i bambini).

Come si esegue la TC conebeam?

L’esecuzione di questo esame radiografico è piuttosto semplice e rapida.

Preparazione

Non c’è bisogno di alcuna preparazione particolare per la conebeam. Il solo accorgimento di cui ci si deve ricordare è quello di togliere gli oggetti metalliciche sono eventualmente presenti, come i piercing, gli orecchini o le protesi acustiche, dal momento che si potrebbero verificare interferenze e la qualità delle immagini potrebbe risultarne compromessa. Anche le protesi dentarie mobili devono essere rimosse.

Procedura

Come si è detto, la tomografia conebeam è indolore. La posizione che deve essere assunta dal Paziente è paragonabile a quella che si richiede per una ortopantomografia delle arcate dentarie, addirittura l’esame può essere eseguito su Paziente seduto o su sedia a rotelle. L’esame dura una decina di minuti: il mento – lo ricordiamo– viene appoggiato su un apposito supporto, in modo da non causare affaticamento. Durante l’esame viene acquisito l’intero volume oggetto di indagine tramite una rotazione completa del tubo radiogeno e dei detettori. Le informazioni ottenute vengono, così, ricostruite e analizzate.

Ulteriori accertamenti

Con la ricostruzione delle immagini in 3 dimensioni (3D), vengono annullati i problemi di sovrapposizione e si possono ottenere immagini chiare e ben definite. Spesso la conebeam viene richiesta come approfondimento di un esame RX ortopanoramica delle arcate dentarie per poter studiare granulomi periapicali o per quantificare l’estensione di patologia infiammatoria al parodonto.

Quando si esegue la tomografia conebeam?

L’odontoiatria non è il solo campo di applicazione della tomografia conebeam, a cui si può ricorrere anche nel contesto della chirurgia facciale. E’ utile, per esempio, per verificare l’inclinazione dei denti o per pianificare l’estrazione degli stessi, soprattutto se la programmazione degli interventi di asportazione non può essere effettuata con le classiche immagini 2d.

In ambito implantologico, invece, questa procedura consente di accertare sia la quantità che la qualità di osso presente.

La tomografia conebeam può essere richiesta per le radiografie del cranio a uso cefalometrico e per identificare granulomi di dimensioni ridotte.

Nel settore otorinolaringoiatrico l’esame permette di studiare i seni paranasali, le fosse nasali e il massiccio facciale, in particolar modo nei bambini, ma anche l’orecchio medio, nel sospetto di otiti.

Chi effettua la conebeam?

La conebeam è un esame radiologico e pertanto deve essere eseguita da un Tecnico Sanitario di Radiologia Medica (TSRM) e refertata da un medico chirurgo specialista in radiologia.

Risultati della TC conebeam

I risultati della TC conebeam sono rappresentati da immagini che offrono una maggiore nitidezza e una definizione decisamente superiore rispetto a quelle che derivano dalla classica radiografia ortopanoramica (OPT). Lo scanner, infatti, ruota intorno al capo della persona a 360 gradi, così da garantire la acquisizione di un volume (voxel) dal quale si possono ottenere centinaia di immagini differenti. Queste ultime vengonopoiricostruite con l’ausilio di programmi di scansione: i dati anatomici del soggetto vengono, quindi, visualizzati e manipolati per assicurare una diagnosi il più possibile accurata e precisa.

Dopo l’esecuzione dell’esame sono necessari molteplici procedimenti (post processing) che impegnano il TSRM e il medico radiologo per un tempo variabile a seconda del distretto anatomico che si deve studiare. Per questo motivo la consegna della risposta e delle immagini ricostruite viene sempre rinviata a 1-2 giorni dopo.

Puoi prenotare il tuo esame a Roma presso lo studio CMC in Via Lorgna, 10 cliccando direttamente qui in basso.

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04/Feb/2019

Cristiano Turchetti ha deciso di portare il settore della prevenzione a Roma con lo Studio CMC Srl. Dopo anni di esperienza e tanta formazione alle spalle Cristiano Turchetti, nato a Roma nel 1972 diplomato al liceo classico Vivona nel 1991 con il massimo dei voti, decide di lanciarsi nel progetto CMC Srl per sostenere con sempre più forza l’importanza della prevenzione.

Prima ancora di diplomarsi ha affrontato tutte le tappe di un difficilissimo concorso per l’Accademia Militare di Firenze nel 1991, riuscendo ad entrare come 6° su 25 vincitori di concorso. L’arrivo a Firenze stabilisce il passaggio del testimone a lui da suo nonno, invalido di Guerra e pensionato delle Ferrovie dello Stato. Contemporaneamente segue i corsi di Medicina della Università di Firenze con frequenza obbligatoria e i corsi delle materie militari. Al 2° anno, unico del corso, viene insignito della “Cifra d’Onore”, riconoscimento riservato a chi si è distinto per risultati negli esami universitari e condotta disciplinare.

Cristiano Turchetti completa gli studi in 5 anni e mezzo e così il 17 luglio 1997 si laurea in Medicina e Chirurgia con una Tesi Sperimentale sullo “Studio della Displasia Aritmogena del Ventricolo Destro con Risonanza Magnetica”.

Cristiano Turchetti, la Radiodiagnostica e gli impegni all’estero

Cristiano Turchetti continua il percorso di studi in Radiologia con la corsa per la Specializzazione in Radiodiagnostica all’Università di Firenze, di Siena e a Roma alla Università Cattolica del Sacro Cuore risultando vincitore in tutte e tre le sedi, sceglie Roma.

Specialista in Radiodiagnostica a dicembre 2001, già nel mese di gennaio 2002 l’Esercito Italiano invia Cristiano Turchetti, con il grado di Tenente Medico, a Peje in Kosovo per ricoprire l’incarico di Responsabile del Servizio di Radiologia dell’Ospedale Militare campale. Negli anni successivi ricoprirà altre tre volte lo stesso incarico, ancora una volta in Kosovo e due volte in Iraq a Nassirya.

Sin da subito inizia con il lavoro da Consulente radiologo. La Radiologia presso strutture private, private con radiologia convenzionata e cliniche di Roma e dintorni, impegna molto Cristiano Turchetti che contestualmente inizia un progetto con una multinazionale emergente, l’Alliance Medical srl, che porta avanti un coraggioso progetto di portare la Risonanza Magnetica sul territorio con mezzi mobili, cioè istallando la Risonanza Magnetica su grossi TIR che forniscono supporto a Ospedali Pubblici su tutto il territorio nazionale non dotati di questa tecnologia. Di questo progetto, Cristiano Turchetti diventa il responsabile nazionale, lavorando a Civitavecchia, Siracusa e Policoro. Sempre con Alliance Medical lavora con Risonanza Magnetica di ultimissima generazione presso ospedali pubblici come il “Grassi” di Ostia, quattro ospedali della “ASL n8 di Siracusa”, “Madonna delle Grazie” di Matera.

Cristiano Turchetti Diagnostica Ecografica

Nel 2006 si congeda con il grado di capitano medico dall’Esercito e prende servizio come vincitore di Concorso a tempo indeterminato presso l’Ospedale S. Eugenio di Roma.

Nel 2009 nasce il progetto CMC, prima come un’organizzazione per poter dividere i turni tra colleghi e amici presso le strutture sanitarie, poi sempre più come progetto training per la formazione di talenti e quindi culla di risorse umane da riversare nel mondo del lavoro con la guida di Cristiano Turchetti.

La prevenzione a Roma e la CMC Srl

Finalmente nel 2017 i tempi sono maturi per poter pensare ad una struttura sanitaria di proprietà, che accogliesse partner e vision del fondatore, Cristiano Turchetti; dopo avere individuato i locali in via Lorgna, 30 a Roma inizia il percorso delle autorizzazioni all’apertura, prima alla ASL e quindi in Regione.

Prende corpo il progetto edilizio e vengono installate le apparecchiature diagnostiche di ultima generazione. Il 28 giugno 2018 finalmente viene firmata l’autorizzazione all’esercizio per poter operare come Centro diagnostico privato a Roma.

Nel voler realizzare questo progetto, Cristiano Turchetti, ha sempre cercato di non perdere mai di vista la centralità del paziente, intorno alle persone ruotano la professionalità degli operatori, medici e tecnici, e la qualità delle apparecchiature.

I collaboratori di Cristiano Turchetti sono persone con cui lavora da anni, persone che completano le competenze in settori lontani dalla propria sfera di azione, come ad esempio:

  • la refertazione delle mammografie digitali con tomosintesi, per la quale si affida alla dottoressa Cavallo Marincola;
  • l’esecuzione e refertazione degli eco color doppler vascolari, per le quali offre supporto il Dott. Mangia;
  • le ecografie ostetriche in gravidanza, per le quali si avvale della consulenza del Dott. Novembri.

Per scelta aziendale i Tecnici Sanitari di Radiologia Medica (TSRM),  sono tutti laureati nelle migliori Università di Roma, seguono il paziente dall’ingresso in studio fino al ritiro del referto. Nello Studio CMC non esiste personale di segreteria, il rapporto con il paziente viene instaurato direttamente dal TSRM che fa l’accettazione, emette la fattura, esegue l’esame e si preoccupa di far refetare l’esame al medico radiologo.

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15/Gen/2019

Spesso trovare un centro per sottoporsi ad un esame di mammografia a Roma è davvero un impegno, magari in periodi in cui si ha urgenza e paura. La mammella per la donna è un organo che svolge tre funzioni nobili: materna, estetica e sessuale.

La mammella è costituita da tessuto ghiandolare, adiposo e fibroso; quest’ultimo fa da impalcatura alla ghiandola, ricca di vasi sanguigni, linfatici e fasci nervosi. Durante lo sviluppo sessuale i cambiamenti della ghiandola mammaria avvengono principalmente a seguito dello stimolo dei due principali ormoni femminili: estrogeni e progesterone. Le cellule che costituiscono la ghiandola mammaria si riproducono continuamente sia per generare il ricambio con nuove cellule, sia per riparare quelle danneggiate. Il processo di riproduzione e crescita cellulare è molto complesso e regolato da molteplici geni.

In condizioni di normalità questo processo avviene secondo un programma naturale, in modo preciso e regolare. Purtroppo l’invecchiamento e vari fattori ambientali possono danneggiare questi geni, stabilendo una crescita anomala e incontrollata delle cellule che costituiscono il rivestimento interno dei dotti con il conseguente sviluppo di un tumore al seno.

Centro Radiologico Clinical Medical Consulting Roma

Dove fare la mammografia a Roma?

Gli esami diagnostico-strumentali oggi sono disponibili per la mammografia a Roma su tutto il territorio della città. Il nostro Centro a Roma è partner di LILT, Lega Italiana per la lotta contro i tumori, e consiglia alle pazienti controlli annuali per un’efficace diagnosi precoce, che consenta di poter individuare il tumore in una fase iniziale della sua crescita, quando ancora non dà segno di sé e non è palpabile e comunque in una fase in cui si spera che non si sia ancora diffuso ai tessuti extra-ghiandolari. 

Presso il nostro Centro, Clinical Medical Consulting a Roma, è possibile eseguire la mammografia al seno con il sistema Hologic 3D MammographyTM di Selenia® Dimensions® che consente una accurata scansione della ghiandola mammaria per ottenere immagini ad elevata risoluzione spaziale con una dose di radiazioni sostanzialmente sovrapponibile a quella della mammografia tradizionale. La durata della acquisizione delle immagini con tomosintesi avviane in 3,7 secondi, a prescindere dalle dimensioni della mammella. La compressione delle mammelle durante la mammografia a detta delle pazienti che si sono già sottoposte all’esame è del tutto accettabile e non raggiunge la soglia del dolore.

 

 Hologic 3D MammographyTM di Selenia® Dimensions®
Hologic 3D MammographyTM di Selenia® Dimensions® è il dispositivo per eseguire la mammografia al seno

Il cancro al seno è il tumore più frequente della donna e la sua incidenza è particolarmente elevata nei paesi occidentali e ad economia più avanzata. In Italia una donna su otto si ammala di tumore alla mammella. Fortunatamente però da oltre 15 anni si registra una progressiva riduzione della mortalità per questa neoplasia. Una distinzione più importante è quella fra carcinoma infiltrante e carcinoma in situ:

  • nel Carcinoma in sito le cellule neoplastiche sono confinate all’interno dei dotti o dei lobuli mammari e non infiltra nel tessuto circostante,
  • nel Carcinoma infiltrante le cellule tumorali oltrepassano la parete dei dotti e dei lobuli infiltrando i vasi linfatici e sanguigni presenti nel tessuto connettivo di sostegno.

Come prevenire il tumore al seno?

Le strategie preventive si basano su tre approcci ben precisi:

  • la prevenzione primaria comprende tutti quei suggerimenti finalizzati a prevenire l’insorgenza del tumore: alimentazione corretta, astensione dal fumo, allattamento al seno, diagnostica genetica;
  • la prevenzione secondaria si fa con la diagnosi precoce;
  • la prevenzione terziaria è spesso attuata mediante la asportazione di piccole lesioni e previene il diffondere della patologia in altri tessuti (metastasi) e l’insorgenza di complicanze.

Compito della radiologia mediante gli esami strumentali a disposizione (ecografia e mammografia digitale con tomosintesi) è fare prevenzione secondaria.

Dott Cristiano Turchetti

Quali sono gli esami per scoprire il tumore al seno?

La diagnostica clinica non strumentale mediante l’esame obiettivo (attraverso i sensi del medico) è il primo approccio alla donna e di solito consente di fare diagnosi di tumore della mammella in fase già localmente avanzata ricercando i seguenti segni che risultano evidenti alla ispezione e palpazione delle mammelle:

  • la cute della mammella mostra aspetto “a buccia d’arancia” e/o il capezzolo appare retratto;
  • c’è la comparsa spontanea di secrezioni dal capezzolo, soprattutto se di colore rosa o ematico e soprattutto se la secrezione è da un singolo dotto;
  • alla palpazione della mammella o del cavo ascellare si nota la comparsa di una tumefazione;
  • la mammella appare rossa e aumentata di volume.

Non deve suscitare allarme invece se si accusa periodicamente dolore o senso di tensione soprattutto in corrispondenza del ciclo.

Di solito con la semplice visita medica o con l’autopalpazione si riescono ad individuare i tumori nodulari di dimensioni intorno ai 2 cm di diametro. Con gli esami strumentali (ecografia e mammografia, meglio se contestuali) la diagnosi è molto più precoce e quindi la prevenzione secondaria molto più efficace. 

Mammografia a Roma

La mammografia è la tecnica più idonea e valida nel diagnosticare, con una metodologia piuttosto semplice, la maggior parte dei tumori della mammella in fase iniziale, prima ancora che siano palpabili. Per questo motivo la mammografia e attualmente la tecnica più appropriata che può essere utilizzata come esame di routine in un programma di screening e alla quale non si deve mai rinunciare nelle donne con più di 40 anni. Oggi la mammografia può essere fatta con apparecchiature digitali che migliorano la qualità delle immagini con un efficace rapporto dose di radiazioni/beneficio diagnostico, come il nostro Hologic 3D MammographyTM di Selenia®, presente nel nostro Centro a Roma, in Via Lorgna, 30.

Chi legge le mammografie e scrive il referto per legge è esclusivamente il medico chirurgo specialista in Radiologia, un professionista che ha seguito un percorso universitario prima di Laurea e abilitazione in Medicina e Chirurgia, poi di Specializzazione in Radiologia diagnostica, spesso ha eseguito anche ulteriori corsi e master e ha esperienza specifica in materia. Chi esegue l’esame posizionando la Paziente davanti il mammografo è il Tecnico Sanitario di Radiologia Medica (TSRM), un professionista con formazione universitaria di almeno tre anni e iscritto all’Ordine dei TSRM.

In gergo si sente spesso parlare della figura del Senologo che in realtà non esiste, non esistendo alcuna specializzazione universitaria in senologia. Spesso si usa la parola senologo per indicare una esperienza specifica del professionista che approccia da diversi punti di vista il problema della patologia mammaria: Chirurgo senologo, Ginecologo senologo, Oncologo senologo e Radiologo senologo.

Nel nostro Centro a Roma l’approccio alla patologia mammaria è esclusivamente mediante diagnostica clinica e strumentale e ogni paziente che si rivolge a noi riceverà una accurata visita clinica da medici specialisti con pluriennale esperienza in materia e con l’ausilio della più moderna tecnologia strumentale.

Quanto costa la mammografia?

Il costo dell’esame proposto è il più basso possibile in base alle regole della libera concorrenza ed è determinato dall’elevatissimo costo di acquisto e manutenzione delle apparecchiature strumentali e in quota percentuale dal compenso dei professionisti che hanno tutti seguito percorsi di studio lunghi e faticosi e devono costantemente tenersi aggiornati mediante corsi e congressi obbligatori e certificati (Educazione Continua in Medicina – ECM). Nel nostro centro, in Via Lorgna, 30 a Roma, i materiali di consumo sono ridotti al minimo nel rispetto dell’ambiente ed hanno pertanto una incidenza del tutto irrisoria sul costo dell’esame.

 

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