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23/Giu/2020

L’endometriosi è una condizione che riguarda tra il 10 e il 15% delle donne in età riproduttiva nel nostro Paese. A causa di questa patologia, l’endometrio – che è la mucosa che in genere ricopre solo la cavità uterina – è presente anche all’esterno dell’utero. Si ipotizza che la causa più probabile dell’endometriosi sia il passaggio di frammenti di endometrio verso le tube e poi nell’addome, per effetto delle contrazioni uterine che si verificano nel corso della mestruazione; ne deriva un impianto sulla superficie degli organi pelvici e sul peritoneo; a volte anche su polmone, pleura, diaframma e fegato. E’ l’unica malattia benigna a dare metastasi. La prognosi quoad vitam è eccellente, si autorisolve con la menopausa.

La diagnosi

Questa malattia riguarda quasi la metà delle donne che hanno problemi a concepire o che non sono fertili. Il picco è segnalato tra i 25 e i 35 anni di età, e sono non meno di 3 milioni le donne con diagnosi conclamata. Quasi sempre la diagnosi giunge dopo un iter molto complicato, che proprio per questo motivo ha effetti gravi anche dal punto di vista psicologico. L’endometriosi può essere definita a tutti gli effetti una malattia invalidante: il dolore si avverte non solo durante le mestruazioni, ma anche alla defecazione, alla minzione e nei rapporti sessuali. In alcuni casi si può riscontrare la presenza di sangue nelle feci e nelle urine.

I radiologi, i ginecologi e i medici di medicina generale sono gli operatori deputati alla diagnosi e al trattamento, che si pone due obiettivi: da un lato il miglioramento della qualità della vita, dall’altro lato la prevenzione dell’infertilità.

L’esame di primo livello al quale sottoporsi è senza dubbio la ecografia pelvica, preferibilmente quella combinata sovra pubica e trans vaginale alla ricerca delle cosiddette cisti emorragiche o cisti “cioccolato” (dal colore del sangue coagulato nel contesto delle cisti). In casi dubbi o negativi si ricorre poi alla Risonanza Magnetica della pelvi senza Mezzo di Contrasto, molto sensibile alla presenza di sangue. Sia la ecografia che la Risonanza Magnetica in caso di sospetta endometriosi andrebbero eseguite nella seconda metà del ciclo, ovvero nella ultima settimana che precede il sanguinamento mestruale.

Le conseguenze dell’endometriosi

Le donne con una sorella o con una madre che soffrono di endometriosi corrono un rischio 7 volte più elevato di sviluppare la malattia. Essa può essere causa di infertilità o di sub-fertilità in circa 4 casi su 10. Purtroppo la patologia ha un impatto molto forte sulle pazienti in alcuni casi per la compromissione della qualità della vita. È fondamentale la rapidità della diagnosi, affiancata a un trattamento immediato. Il ritardo diagnostico è valutato attorno ai 7 anni, ed è spesso causato da una scarsa conoscenza della malattia.

I sintomi dell’endometriosi

L’endometriosi può essere causa di un dolore persistente e cronico, fermo restando che è durante il periodo delle mestruazioni che si verifica un peggioramento della gravità dei sintomi. Spesso tra questi ci sono anche una leggera ipertermia e astenia, che si amplificano nel corso delle mestruazioni, ma possono comparire perfino fenomeni depressivi.

Le esenzioni

Sono stimate circa 300mila esenzioni dovute all’endometriosi, che fa parte della lista delle malattie croniche e invalidanti negli stadi moderato e grave (cioè quelli di III grado e di IV grado), che sono gli stadi clinici più avanzati. Le pazienti che si ritrovano in tale condizione hanno diritto all’esenzione per la fruizione di diverse prestazioni di controllo specialistiche.

Il trattamento

La terapia più efficace e in grado di garantire risultati in tempi rapidi per l’endometriosi consiste nella rimozione in laparoscopia delle isole di endometrio al di fuori dell’utero: si tratta di un intervento chirurgico che non compromette in alcun modo l’apparato genitale e riproduttivo della donna. L’operazione è poco invasiva e, in caso di necessità, può essere ripetuta più volte nel corso del tempo.

La terapia con progestinici è un’altra delle soluzioni a cui si ricorre più di frequente in conseguenza dei forti dolori: tuttavia essi possono provocare vari effetti collaterali nel caso in cui vengano assunti per molto tempo. La diminuzione del dolore è pressoché immediata; il problema è che lo stato della malattia non migliora. Insomma, si agisce solo sui sintomi ma non sulle cause del problema: non a caso, dopo che l’assunzione è stata interrotta, si assiste a una riproposizione pressoché identica di tutta la sintomatologia. Alcune volte si è assistito a un imprevedibile miglioramento del quadro clinico dopo una gravidanza, verosimilmente per il riassetto ormonale della donna dopo il concepimento.

Concludendo possiamo affermare che l’endometriosi non deve far paura in quanto non pregiudica la durata della vita, piuttosto deve essere ricercata in tutte quelle donne con disturbi del ciclo e dolori mestruali molto forti, oppure con problemi di infertilità. La diagnosi precoce può essere importante per prevenire le complicazioni più frequenti.


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17/Giu/2020

Descrizione della prestazione

Le ecografie neonatali sono esami che permettono lo screening della patologia dell’anca neonatale; in genere vengono eseguite tra il primo e il terzo mese dopo la nascita del bambino, e sono accertamenti del tutto innocui. Questo esame viene effettuato con lo stesso ecografo che si impiega per i controlli in gravidanza, avvalendosi dell’assistenza di un genitore che mette il bambino in posizione di decubito laterale. La prestazione ha una durata di pochi minuti, e nel caso in cui vengano riscontrate delle incongruenze femoro-acetabolari il medico suggerisce di procedere a un ulteriore controllo ecografico dopo un mese di abduzione con doppio pannolino.

La DEA

L’ecografia dell’anca del neonato si inserisce nel contesto di uno screening della DEA, la Displasia Evolutiva dell’Anca. Si tratta di un accertamento di rapida esecuzione. Dalle immagini che si acquisiscono vengono eseguiti dei calcoli in virtù dei quali l’anca è classificata in un determinato tipo, in base al metodo di Graf. Questa ecografia in realtà sarebbe necessaria per tutti i bambini per finalità di screening, fermo restando che ci sono alcuni fatturi di rischio per la displasia evolutiva, tra cui la gemellarità e la macrosomia. Quanto più la diagnosi si rivela precoce, tanto più completa e veloce si dimostra la guarigione di un’anca displasica: ciò permette di intuire quanto sia importante il momento in cui l’ecografia viene eseguita.

Le indicazioni all’esame ecografia neonatale

Questo tipo di ecografia offre la possibilità di procedere all’esame delle articolazioni delle anche e permette di valutare non solo la maturità delle articolazioni, ma anche i rapporti articolari. Al di là dello screening neonatale, le indicazioni all’esame includono la familiarità per displasia all’anca, la positività a manovre ortopediche con sospetto di displasia e il parto podalico. Il bambino, durante l’ecografia, viene tenuto immobile con l’aiuto di un genitore; alcuni utilizzano specifici cuscini, mentre lo specialista appoggia la sonda sulle sue anche, così da poter acquisire le immagini desiderate.

Le ecografie addominali

Tra le ecografie neonatali ci sono anche quelle addominali, che sono necessarie per lo studio di tutti gli organi addominali: la vescica, i reni, il pancreas, la milza, la colecisti, le vie biliari e il fegato. Si deve ricorrere a questo esame quando si riscontra un aumento del volume di alcuni organi addominali, quando il bambino soffre di dolori addominali o quando il neonato vomita di frequente a causa di una stenosi ipertrofica del piloro.

In questo caso prima dell’esame, che ha una durata variabile in base all’età del bimbo, è necessario che il piccolo paziente resti a digiuno. La sonda ecografica viene passata sulla zona addominale del bimbo, che è a pancia in su, in modo che possano essere acquisite tutte le immagini.

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14/Giu/2020

La radiografia all’esofago con mezzo di contrasto è un esame che viene effettuato allo scopo di rilevare eventuali alterazioni dell’esofago. Il mezzo di contrasto viene assunto dal paziente per via orale; dopodiché egli deve ruotare in posizioni diverse in modo tale che il medico radiologo abbia la possibilità di acquisire le varie immagini che permettono di analizzare ogni parte del canale esofageo.

L’esame non è né pericoloso né doloroso, anche se è sempre indispensabile la collaborazione da parte del paziente. Per la buona riuscita della radiografia, infatti, occorre che vengano seguite con attenzione le indicazioni che vengono fornite dal tecnico radiologo durante l’esecuzione dell’esame.

Perché viene effettuata la rx esofago con mezzo di contrasto

Attraverso una radiografia del transito esofageo si ha l’occasione di studiare l’esofago, che è il primo tratto dell’apparato digerente.

Si ricorre a questo esame, in particolare, allo scopo di indagare una eventuale presenza di reflusso esofageo, ma anche di altri disturbi come le malattie di incoordinazione motoria, i diverticoli e le lesioni espansive toraciche mediastiniche estrinseche all’esofago.

Le controindicazioni

Questo esame non può essere effettuato dalle donne in gravidanza per evitare il rischio da radiazioni che verrebbero ricevute dal feto.

Non ci sono rischi, invece, correlati al mezzo di contrasto, in quanto esso non può essere assorbito dalla mucosa gastro-intestinale.

L’esame in sé ha una durata di 15 minuti, e richiede che il paziente resti a digiuno a partire dalla cena della sera precedente.

Il mezzo di contrasto non ha un cattivo sapore, in quanto esso è reso gradevole dagli aromi che vengono adoperati per le preparazioni attuali.

L’esofago baritato

Quando si ha la necessità di procedere allo studio radiologico dell’esofago dal punto di vista morfodinamico si fa riferimento all’esofago baritato, che permette di studiare tra l’altro le ulcere, i restringimenti, il cancro, l’ernia iatale, le occlusioni, le dilatazioni, le malattie funzionali e quelle organiche.

Questo esame non è consigliato nel caso in cui si sia in presenza di un sospetto di occlusione o di perforazione gastro-intestinale, in quanto come mezzo di contrasto viene usato il solfato di bario in sospensione: il bario risulta un agente irritante molto potente nel caso in cui entri in contatto con il peritoneo, al punto da poter provocare una peritonite chimica.

Non ci sono problemi, invece, per le altre condizioni, dato che il bario all’interno del canale alimentare è inerte sul piano farmacologico e viene tollerato senza problemi.

Quando svolgere la rx esofago con mezzo di contrasto

Le radiografie all’esofago con mezzo di contrasto permettono di individuare, tra l’altro, malformazioni congenite come il dolicoesofago e il brachiesofago: il primo corrisponde alla condizione di chi ha l’esofago troppo lungo, mentre il secondo è relativo alla condizione di chi ha l’esofago troppo corto.

Tale strumento diagnostico si rivela utile, inoltre, in caso di esofagite (processo infiammatorio a carico dell’esofago), di ingestione di corpi estranei, di ferite o di ustioni che potrebbero essere state provocato da un’ingestione di liquidi caustici o bollenti.

L’esame può anche essere svolto con un mezzo di contrasto diverso da quello baritato, nel caso in cui esso sia controindicato: in tale circostanza si fa riferimento a un mezzo di contrasto iodato, che è solubile e può essere riassorbito. Il paziente deve stare sia in piedi che sdraiato, rimanendo immobile ed evitando di respirare mentre le immagini vengono acquisite.

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10/Giu/2020

La radiografia di esofago, stomaco e duodeno è un esame che viene effettuato per verificare la morfologia e il funzionamento di questi tre organi tramite i raggi X. Per tale accertamento è previsto l’impiego di un mezzo di contrasto, che può essere baritato o idrosolubile e che viene somministrato per bocca.

Non di rado può essere necessario l’impiego di un ulteriore mezzo di contrasto, che a sua volta viene somministrato per via orale. Si tratta di una soluzione a base di sodio bicarbonato e serve ad agevolare la distensione del viscere. La durata di questa radiografia in genere è compresa tra i 15 e i 20 minuti, e varia in base alla collaborazione e alle condizioni cliniche del paziente.

Perché si esegue la rx esofago stomaco e duodeno con mezzo di contrasto

Questa particolare tipologia di radiografia ha il compito di mettere in evidenza eventuali alterazioni di carattere funzionale e morfologico dell’esofago, dello stomaco e del duodeno, che costituiscono le prime vie digestive.

In particolare, l’esame consente di individuare formazioni diverticolari, stenosi di natura neoplastica o su base infiammatoria, ulcere gastro intestinali o altre alterazioni della mucosa del viscere, alterazioni morfologiche e funzionali come l’acalasia esofagea, l’ernia iatale e il reflusso gastro esofageo.

La preparazione e le controindicazioni

L’esecuzione di questo esame richiede che a partire dalla sera prima il paziente pratichi il digiuno assoluto, relativo non solo al mangiare ma anche al bere. Inoltre, è proibito fumare. Come per tutti gli esami radiologici che prevedono l’impiego di raggi X, anche in questo caso è sconsigliata l’esecuzione della radiografia per le donne in gravidanza.

Inoltre, se si sospetta una occlusione gastro-intestinale o una perforazione di questo tratto di apparato digerente, è necessario sostituire il bario con il Gastrografin o un altro mezzo di contrasto iodato idrosolubile. Per un corretto svolgimento dell’esame è necessario che il paziente fornisca la propria collaborazione.

La radiografia viene svolta sia con il paziente in piedi che con il paziente sdraiato: qualora non sia possibile mantenere una delle due posizioni, l’indagine prevede unicamente lo studio del passaggio del mezzo di contrasto.

Come viene effettuato l’esame

Al paziente viene somministrata per bocca una polvere effervescente che comprende acido citrico anidro e sodio bicarbonato, il cui scopo è quello di favorire la distensione dei visceri che devono essere presi in esame.

Dopodiché egli viene posto sul dispositivo radiografico e deve bere alcuni sorsi di mezzo di contrasto baritato; quindi dovrà assumere posizioni differenti in modo che sia possibile la verniciatura delle pareti degli organi.

È indispensabile che, mentre i radiogrammi vengono acquisiti, il paziente trattenga il respiro e rimanga immobile. Le diverse manovre necessarie servono per uno studio approfondito della dinamica e della morfologia delle porzioni del duodeno, dello stomaco e dell’esofago. In alcuni caso so può avvertire una sensazione di disagio nel cambiare posizione sul tavolo radiologico, che è rigido; si tratta, in ogni caso, di un esame non invasivo e indolore. Dopo l’esame non devono essere osservate restrizioni di alcun tipo.

Dopo l’esame

Nei 4 giorni successivi alla rx esofago stomaco duodeno con mdc non bisogna eseguire RX del bacino, del rachide lombare, dell’apparato urinario e dell’addome, perché si vedrebbe ancora la presenza del mezzo di contrasto. Il bario che è stato introdotto nell’organismo viene espulso da solo nei giorni seguenti attraverso le feci.

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07/Giu/2020

Le ecografie di cute e sottocute (diversamente anche chiamate ecografie dei tessuti molli) sono esami diagnostici che permettono di valutare le dimensioni di una tumefazione che, a seconda dei casi, si trova sotto la pelle o  comunque negli strati superficiali del corpo.

Questo tipo di accertamento non è invasivo e permette di studiare le lesioni della pelle o dei tessuti sottostanti attraverso gli ultrasuoni: si tratta di onde sonore ad alta frequenza che non determinano alcun pericolo per i tessuti del corpo umano.

Ecco, quindi, che è possibile studiare le lesioni e verificare il loro sviluppo in profondità, così come i rapporti con i vasi sanguigni e le strutture profonde.

Quando c’è bisogno di questa ecografia

L’analisi delle tumefazioni viene eseguita con il supporto della funzione color-doppler, per mezzo della quale è possibile studiare anche la vascolarizzazione delle lesioni, le ernie, i linfonodi, i lipomi, le cisti, i noduli cutanei, e così via.

L’esame non comporta alcun rischio ed è del tutto innocuo. Il paziente non deve sottoporsi a una preparazione particolare, e la durata complessiva dell’esame è di una decina di minuti.

Il medico radiologo applica sulla superficie della pelle una piccola quantità di gel, per poi appoggiare sopra la cute la sonda che è connessa con il dispositivo ecografico.

Nel momento in cui la sonda viene mossa in corrispondenza della parte anatomica in esame, vengono prodotte delle fedeli sezioni anatomiche delle strutture che si stanno esaminando. L’ecografia di cute e sottocute non comporta alcuna controindicazione.

Le indicazioni fornite

Attraverso una ecografia della cute, del sottocute e dei tessuti molli si ha la possibilità di riscontrare eventuali patologie che riguardano gli organi superficiali che fanno parte del tessuto adiposo sottocutaneo.

Sono diverse le patologie per le quali può essere richiesto questo esame: per esempio le neoformazioni palpabili del sottocute, ma anche i lipomi sottocutanei o sottofasciali e le linfoadenopatie delle comuni stazioni linfonodali superficiali.

Non vanno dimenticate, poi, le ernie: quella ombelicale, quella inguinale e quella epigastrica, così come le altre ernie della parete addominale e la diastasi dei muscoli retti.

Come viene effettuato l’esame

Il paziente che deve sottoposti a una ecografia di cute e sottocute viene fatto mettere solitamente in posizione supina, cioè a pancia in su.

La parte del corpo oggetto di valutazione viene scoperta in modo che possa essere applicato del gel: quest’ultimo funge da interfaccia fra la pelle e la sonda ecografica in modo che non ci siano bolle di aria che potrebbero rappresentare una barriera per le onde ecografiche.

Non c’è bisogno di sospendere i farmaci che si assumono. Non ci sono effetti indesiderati, se non in presenza di organi infiammati che potrebbero dolere.

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04/Giu/2020

L’esame CBCT del massiccio facciale consiste nello studio di questa parte del corpo attraverso un’apparecchiatura simile a quella utilizzata per le ortopanoramiche. Nella maggior parte dei casi vi si ricorre per analizzare una deviazione del setto nasale o una possibile sinusite.

Il paziente, per sottoporsi a questo accertamento, si avvicina alla apparecchiatura restando in piedi e seguendo le indicazioni del TSRM appoggia la testa su un supporto specifico che consente uno studio migliore. In questo tipo di esami non c’è bisogno del mezzo di contrasto.

Come si svolge l’esame

L’esecuzione di questo esame è piuttosto semplice e di breve durata. Si rammenta, inoltre, che è necessaria l’impegnativa scritta dal medico di base, anche su carta intestata bianca, e che essa deve riportare il quesito diagnostico e la prestazione da effettuare.

Questa tipologia di esame è essenziale dopo un trauma al fine di rilevare l’eventuale presenza di una frattura delle ossa coinvolte e, in particolare, delle orbite e ossa nasali.

Come ci si prepara a una Tc del massiccio facciale

Per quel che riguarda gli accorgimenti da seguire in vista dell’esame, non è richiesta alcuna specifica preparazione. Non occorre in alcun modo interrompere l’assunzione dei medicinali, come per esempio i farmaci ipertensivi.

In occasione dell’esame, poi, è indispensabile avere con sé eventuali esami radiologici effettuati in precedenza. Come per tutti gli esami strumentali, inoltre, serve il consenso informato, compilato in tutte le sue parti in fase di accettazione.

Che differenza c’è tra un CBCT del massiccio facciale e una risonanza magnetica

Il CBCT del massiccio facciale è un esame più che sufficiente per lo studio della sinusite. Rispetto alla risonanza magnetica, si tratta di un metodo che garantisce un’esecuzione più veloce e che si dimostra più semplice. Per lo studio della sinusite, la somministrazione del mezzo di contrasto non è necessaria.

Che cos’è precisamente il massiccio facciale

Il massiccio facciale è un gruppo di ossa del cranio: esso comprende la mandibola, le ossa palatine, le due ossa mascellari e le ossa zigomatiche. Attraverso la CBCT si ha la possibilità di analizzare tali strutture ossee e di valutare anche i seni paranasali: in sede frontale, mascellare, le celle etmoidali e il seno sfenoidale.

Noto anche con il nome di viscerocranio o di splancnocranio, ha una funzione principalmente endoscheletrica, nel senso che le ossa che lo compongono sono necessarie soprattutto per sostenere la faccia (i cosiddetti visceri cranici).

Si distingue, pertanto, dal neurocranio, che invece ha il compito di proteggere l’encefalo e ha una funzione esoscheletrica. Lo studio del massiccio facciale viene poi eseguito mediante ricostruzioni “post processing” che vengono fatte dal TSRM dopo che il Paziente è andato via e possono richiedere diverso tempo per ottenere le immagini utili al medico radiologo per formulare la diagnosi.

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01/Giu/2020

Attraverso un’ecografia epatica e delle vie biliari è possibile verificare la presenza di una eventuale patologia del fegato in modo preciso e accurato.

Si tratta di un esame non fastidioso che prevede il ricorso a una sonda a media frequenza da 3.5 MHz, la quale viene messa in contatto con la regione addominale superiore, nella parte destra. In questo modo vengono esplorati non solo il fegato e i vasi, ma anche le vie biliari e la colecisti.

Per eseguire questa ecografia è necessario rimanere a digiuno nelle 8 ore precedenti all’esame; in passato era indispensabile seguire una dieta preliminare per alcuni giorni, ma grazie alle apparecchiature odierne oggi questo tipo di preparazione non serve più.

Le sole precauzioni che occorre adottare hanno a che fare con l’evitare il fumo e il consumo di bevande diverse dall’acqua.

Come viene effettuata l’ecografia epatica e delle vie biliari

Per esplorare interamente il fegato attraverso questa tecnica ci possono volere dai 10 ai 30 minuti: la durata dell’esame varia in funzione del problema che viene individuato.

Il paziente deve essere in posizione supina. Con l’ecografia epatica e delle vie biliari è possibile rintracciare la presenza di neoplasie, di malformazioni, di noduli e di cisti. Inoltre, si può controllare in che modo si evolvono diverse patologie croniche, come per esempio l’epatite cronica a eziologia virale e non virale.

Così, si verifica il pattern flussimetrico e in più possono essere valutate le alterazioni del fegato dal punto di vista morfologico.

Lo studio delle lesioni nodulari

Questo tipo di ecografia costituisce allo stato attuale la metodica più sensibile, tra quelle che non prevedono radiazioni e che non sono invasive, per lo studio delle lesioni nodulari del fegato. A tale scopo essa può essere associata anche all’impiego del colordoppler.

L’indagine è utile anche per ricercare le dilatazioni, i calcoli e i tumori della colecisti e delle vie biliari. Vi si ricorre, poi, per valutare se a livello dell’ilo epatico ci sono linfoadenopatie, che potrebbero essere sintomo di una malattia, e per rintracciare possibili alterazioni flussimetriche dell’asse splenoportale provocate da alterazioni parenchimali del fegato.

L’ecografia epatica e delle vie biliari per i soggetti che soffrono di epatite

L’ecografia del fegato e delle vie biliari è di fondamentale importanza per il follow-up delle persone che soffrono di epatopatia cronica. Questi pazienti, infatti, dovrebbero eseguire un controllo sia del parenchima epatico che del pattern vascolare portale, vale a dire il flusso che si trova nel vaso affluente al fegato più importante, che corrisponde alla vena porta.

Chi esegue l’esame

È molto importante che il professionista che esegue l’esame abbia una comprovata esperienza, dal momento che l’ecografia epatica e delle vie biliari dipende in maniera totale dalle capacità dell’operatore. Ecco perché in genere questo esame viene affidato a un medico radiologo con esperienza specifica. Al tempo stesso, è necessaria una conoscenza approfondita della storia naturale delle affezioni del fegato e della sua fisiopatologia.

Perché c’è bisogno di questo esame

Attraverso questo tipo di accertamento è possibile conoscere l’anatomia epatica e delle vie biliari, in modo che possano essere smentiti o confermati eventuali sospetti di diagnosi relativi a patologie croniche come un tumore al fegato, sia esso maligno o benigno, o una cirrosi epatica.

Si fa riferimento a tale esame anche per ricercare calcoli o comunque anomalie di altro genere che interessano la cistifellea e le vie biliari. Per studiare gli organi vengono adoperati gli ultrasuoni, vale a dire onde sonore a frequenza elevata. È utile sottolineare che esse sono del tutto innocue per l’organismo umano e per i vari tessuti: per i pazienti non ci sono rischi di alcun genere.

Leggi anche “Calcolosi renale e ureterale”


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29/Mag/2020

Che cos’è l’ecocardiografia e a cosa serve? Si tratta di un esame che consente di verificare lo spessore delle pareti del cuore, sia nel caso di atrofia che nel caso di ipertrofia.

Per generare le immagini del cuore vengono adoperati gli ultrasuoni. Con l’ecocardiografia è possibile ottenere informazioni riguardanti infarti o ischemie, grazie a immagini dei grandi vasi e delle valvole cardiache.

L’esame è in grado di assicurare una stima della pressione venosa centrale e della pressione arteriosa polmonare.

Vi si ricorre, inoltre, allo scopo di verificare il riempimento diastolico del ventricolo sinistro e la funzione sistolica, così da poter giungere a una valutazione di insufficienza aortica grave, di pericardite costrittiva, di scompenso cardiaco grave, di cardiomiopatia restrittiva, di cardiomiopatia ipertrofica o di ipertrofia ventricolare sinistra.

L’ecocardiografia con contrasto

L’ecocardiografia con contrasto viene effettuata mentre nella circolazione del cuore viene infuso un agente di contrasto ecografico, come per esempio una soluzione fisiologica emulsionata, in tempi rapidi.

Grazie alla soluzione fisiologica emulsionata si formano delle bolle di dimensioni microscopiche, per effetto delle quali nelle cavità cardiache di destra viene generata una nuvola di echi; nel caso in cui vi sia un problema del setto interventricolare, queste bolle si mostrano nelle camere cardiache di sinistra.

Nella maggior parte dei casi le microbolle non passano attraverso il letto capillare polmonare. Per delineare il ventricolo sinistro e più in generale le camere cardiache si adopera un agente particolare, l’albumina in microbolle, che essendo capace di attraversare il letto capillare polmonare è in grado di arrivare alle strutture di sinistra del cuore una volta che è stata iniettata in endovena.

Che cos’è l’ecocardiografia a sezione trasversale

L’ecocardiografia con contrasto non è altro che un tipo particolare di ecocardiografia transtoracica bidimensionale.

Quest’ultima, nota anche come ecocardiografia a sezione trasversale, è quella che viene impiegata più di frequente. Si ricorrere alle ecocardiografie con contrasto e a quelle con doppler spettrale unicamente nel caso in cui si abbia bisogno di informazioni supplementari.

Quando, invece, l’obiettivo è quello di valutare la valvola mitrale nella prospettiva di una correzione chirurgica, si fa riferimento all’ecocardiografia tridimensionale.

Il tissue doppler imaging

Se si ha l’esigenza di misurare la velocità di contrazione del tessuto miocardico ci si serve delle tecniche doppler della caratterizzazione doppler tissutale, conosciuta come tissue doppler imaging.

Tale metodo permette di ottenere dati che poi vengono impiegati per calcolare la velocità di deformazione miocardica e la deformazione miocardica: il tasso di variazione in lunghezza nel primo caso e la variazione percentuale in lunghezza tra contrazione e rilassamento nel secondo caso.

Sia le misure di velocità di deformazione che la deformazione offrono un prezioso supporto per l’identificazione di ischemia in occasione delle prove di stress e per la valutazione della funzione sistolica e diastolica.

L’ecodoppler spettrale

Grazie all’ecodoppler spettrale si ha l’opportunità di registrare il tipo, la direzione e la velocità del flusso ematico.

Si tratta di una tecnica che viene chiamata in causa quando devono essere identificate delle anomalie di velocità o di flusso; le prime possono essere causate da stenosi, mentre le seconde sono dovute a insufficienza.

Va detto, però, che con l’ecodoppler spettrale non si hanno informazioni spaziali a proposito della forma del cuore, delle sue dimensioni o delle sue strutture.

Come funziona l’ecocolordoppler

Nel momento in cui l’ecografia bidimensionale si abbina con l’ecodoppler spettrale si ha l’ecocolordoppler, che serve a ottenere informazioni sulle strutture del cuore, sulla sua forma e sulle sue dimensioni, ma anche sulla direzione e sulla velocità del flusso di sangue tramite i tratti di efflusso e le valvole.

Al fine di indicare le informazioni del flusso del sangue si usano i colori: in particolare il blu corrisponde al flusso che va in direzione opposta alla sonda, mentre il rosso segnala il flusso che procede in direzione della sonda.

Leggi anche quali sono le differenze tra un ecocolordoppler e un ecocardiogramma


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25/Mag/2020

Lo studio CMC ha messo a punto una efficace strategia di sanificazione e ha adottato le opportune misure di sicurezza, così come previsto dalla normativa vigente, per garantire la massima tutela ai pazienti e allo staff.  

Il nostro centro ha studiato e messo in pratica tutte le precauzioni necessarie a far sì che i pazienti possano accedere agli ambulatori in condizioni di sicurezza ottimale.

La regolazione dell’afflusso di persone e il costante uso dei dispositivi di protezione sono solo due dei numerosi accorgimenti che sono stati adottati per aumentare gli standard di sicurezza e permettere a tutti di raggiungere il centro senza rischi.

La sanificazione è un ulteriore aspetto di fondamentale importanza: un’attività che riguarda non solo gli spazi comuni, ma anche gli ambulatori. Ovviamente la sanificazione veniva già effettuata prima del diffondersi della pandemia da Covid-19, ma ora è stata intensificata ed è diventata più frequente; anche gli impianti di areazione sono sottoposti a verifiche rigorose.

Il diritto alla salute

Tutte le contromisure che abbiamo messo in pratica sono finalizzate a garantire alla cittadinanza tutti i servizi di cui ha diritto a usufruire. Ecco perché sono state collocate delle protezioni in plexiglass nelle accettazioni, dove è presente il dispenser con il gel che permette di sanificare le mani. Sin dal momento della prenotazione, vengono monitorate le condizioni fisiche dei pazienti, affinché l’ambulatorio non venga frequentato da soggetti che manifestano sintomi equiparabili a quelli dell’influenza.

I dispositivi di protezione

I dispositivi di protezione vengono utilizzati da tutti i membri del personale: non solo gli operatori clinici, ma anche coloro che lavorano in accettazione. I protocolli da seguire sono molto rigorosi, a tutela della salute pubblica; ecco perché si prevede l’impiego di visiere e camice in aggiunta alle tradizionali mascherine. Per prestazioni delicate come quelle mammografiche ed odontoiatriche vengono impiegate delle mascherine ad hoc, in grado di assicurare un livello di protezione ancora superiore.

Contro l’affollamento

I pazienti hanno, così, la certezza di poter recarsi negli ambulatori senza correre rischi. Per prevenire e contrastare l’affollamento, per esempio, si è deciso di aumentare gli spazi in sala d’attesa tra le sedute. Inoltre la regolazione dell’afflusso prevede che ai pazienti venga chiesto di non giungere accompagnati da altre persone, a meno che ciò non sia strettamente necessario, e di presentarsi sul posto in perfetto orario: non in anticipo né, ovviamente, in ritardo. I pazienti devono tutti indossare la mascherina. Quelli che hanno bisogno di semplici consulenze possono tranquillamente parlare telefonicamente o in chat con il nostro personale senza che siano obbligati a spostarsi da casa.

La salute è sempre la prima preoccupazione

Come si può intuire, per la CMC la salute è la prima preoccupazione: anche per questo motivo tutti i membri del personale sono tenuti sotto controllo e monitorati in maniera costante. i test dedicati ai lavoratori e ai medici non si limitano al presente, ma verranno effettuati anche in futuro. Ogni dettaglio è stato studiato e organizzato per fare in modo che nessuna persona che entra nel centro si possa sentire a rischio: né chi lavora qui né chi deve raggiungere uno dei laboratori. Evitare e prevenire il contagio è importante, ma è altrettanto importante dare a tutti la garanzia di serenità e di tranquillità.


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22/Mag/2020

L’ecocolordoppler e l’ecocardiogramma meritano di essere annoverati tra i più diffusi esami clinici a cui si ricorre per provvedere a una dettagliata analisi del flusso sanguigno: grazie ad essi è possibile ottenere riscontri in relazione a manifeste o sospette malattie vascolari. In una prospettiva di prevenzione, la diagnostica per immagini rappresentata da questi esami mette a disposizione un aiuto molto prezioso, per esempio per effettuare un controllo dopo un intervento chirurgico al cuore o per eseguire un’indagine avanzata dell’aorta. In entrambi i casi si parla di indagini non invasive, grazie a cui si ha l’opportunità di monitorare lo stato dei vasi sanguigni; le differenze riguardano sia i risultati che si possono ottenere che le modalità di esecuzione.

A che cosa serve un ecocardiogramma

Mediante un ecocardiogramma si ha la possibilità di verificare in modo preciso la struttura delle valvole, dei setti e delle cavità del cuore. Questo tipo di esame si basa sull’utilizzo di onde ultrasonore. Le disfunzioni correlate ai vasi del cuore, così, possono essere verificate non solo dopo eventuali interventi chirurgici a scopo di controllo, ma anche in fase preventiva. Le ragioni per cui può essere prescritto un ecocardiogramma sono molteplici, ma la principale è quando serve uno studio anatomico e funzionale del cuore. Le onde ultrasonore producono frequenze che, in forma di impulsi elettrici, arrivano alla sonda di controllo.

L’ecocardiogramma, che riesce a individuare potenziali disfunzioni dei vasi, può essere sfruttato nel contesto di un percorso di screening, per esempio per segnalare una possibile predisposizione a specifiche malattie del cuore, oppure per stabilire l’entità del danno al miocardio dopo un infarto.

A che cosa serve un ecocolordoppler

Per quel che riguarda l’ecocolordoppler, invece, si tratta di un esame che si basa sull’impiego di onde ultrasonore che producono un cambiamento di frequenza del flusso del sangue in virtù dell’effetto Doppler. L’esame di per sé non è invasivo: viene mostrato un diagramma dinamico della frequenza del sangue tramite una tecnica di imaging all’avanguardia. Il diagramma così ottenuto, composto da una grafica con linee rosse e blu, viene studiato dal cardiologo in modo che possa essere definito lo stato di salute della parte del corpo che è stata analizzata.

Quando c’è bisogno dei due esami

L’ecocolordoppler viene raccomandato per i decorsi post-operatori di persone che si sono sottoposte a interventi di chirurgia vascolare e a titolo preventivo ai soggetti che soffrono di colesterolo alto. Questo esame, inoltre, è prescritto a chi è colpito da angina, a chi ha il diabete, a chi fuma, a chi soffre di ipertensione e a chi sa già di avere un aneurisma dell’aorta addominale.

Gli esami ecocardiografici, d’altra parte, vengono prescritti ai pazienti che soffrono di fibrillazione atriale e quando si sospetta di essere in presenza di un’occlusione arteriosa. Non solo: tale accertamento è consigliabile nel caso in cui risulti compromessa la funzionalità dei vasi sovra-aortici e sotto-aortici, in presenza di una diagnosi clinica di soffio al cuore e quando si ha a che fare con un paziente che ha alle spalle una storia clinica contrassegnata da uno o più infarti.

Come prepararsi

Per un ecocolordoppler potrebbe essere necessario rimanere completamente a digiuno nelle ore che precedono l’esecuzione dell’esame; inoltre, nelle 24 ore prima sarebbe opportuno evitare il consumo di birra e latticini. In ogni caso, molto dipende dalla parte del corpo che deve essere sondata, e spetta al cardiologo indicare le prescrizioni da rispettare affinché l’esame possa essere effettuato nel migliore dei modi. Come l’ecocardiogramma, anche l’ecocolordoppler si può considerare una pratica non invasiva: ciò vuol dire che in nessuno dei due casi l’esame è doloroso. Non è previsto l’impiego di raggi X, ed è per questo che gli esami in questione possono essere effettuati anche su donne che aspettano un bambino, su pazienti ricoverati o su minori e possono peraltro essere ripetuti più volte nel corso della vita per monitoraggio. L’esecuzione di questi di solito richiede 15-20 minuti.


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